La protesta contro la situazione dei trasporti in Campania prende forma anche sul Web, contraponendo il “No TAV” delle lotte in Val di Susa al “No TBV” (treni a bassa velocità) che caratterizza meglio la condizione dei trasporti su ferro nel Sud
“In Campania la domanda dei trasporti è enorme: possiamo investire di più e a costo zero”. Lo afferma Nello Polese, presidente Eav, intervenendo al convegno “Campania: una crisi nella crisi”, che si è tenuto a Napoli (Hotel Ramada) il 12 aprile 2012 . “Posso annunciare – dichiara Polese – che nel 2013 le aziende del nostro gruppo ferro saranno a pareggio di bilancio. In Campania in un anno abbiamo 22 milioni di passeggeri Sepsa e 40 milioni sulla Circumvesuviana. Nelle nostre casse però entrano solo 25 milioni di euro all’anno. C’è qualcosa – prosegue Polese – che non torna. Siamo in condizione di asfissia”.
Purtroppo, a fronte delle dichiarazioni di Polese, i tagli del governo, i debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni e la crisi economica sembrerebbe mettere in ginocchio il trasporto pubblico locale in Campania creando disagi quotidiani per utenti e pendolari. La Regione ha presentato un programma straordinario di investimenti e di ripiano dei debiti, che prevede, tra l’altro, di ottimizzare i servizi minimi dando priorità al servizio su ferro. Gli obiettivi sono di salvaguardare le tariffe delle fasce più deboli, estendere la tariffazione unica sul territorio regionale, rendere più efficiente il sistema di gestione dei servizi di trasporto e ridurre i costi di gestione ottimizzando i servizi.
Il governo e i trasporti campani
L’accordo tra gli enti locali e il governo Monti riduce la scure apposta da Tremonti e stanzia complessivamente, per il 2012, 1,7 miliardi di euro per il trasporto pubblico locale: treni e bus in primis. Per la Campania lo stanziamento è ridotto di circa il 40 per cento rispetto al 2011. Si passa, infatti, da 286 a 174 milioni di euro, 114 in meno. Per il 2013 lo stanziamento nazionale sarà di 500 milioni di euro, circa 50 in meno per la Campania, cioè 124 milioni. Le difficoltà legate a questi tagli sono state sinora la riduzione si tutti i servizi, escludendo del tutto dalle tratte di percorrenza la provincia di Caserta. Entro il prossimo 30 giugno, le Regioni organizzeranno lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rete in ambiti o bacini territoriali ottimali per rendere competitivo il servizio. I contratti in corso cessano il 31 dicembre 2012.
I nuovi affidamenti, nel caso di diritti di esclusiva, avverranno con procedure competitive a evidenza pubblica salvo che non si proceda agli accorpamenti delle società di servizi. Le società di trasporto su ferro hanno iscritto nei loro bilanci crediti per circa 600 milioni di cui 500 a carico dell’Eav (Ente Autonomo Volturno) che gestisce Metrocampania Nord-est, Sepsa e Circumvesuviana.
Circumvesuviana, Sepsa e Eav
Il piano di risanamento dei trasporti in Campania prevede sia un rientro, come per la sanità, sia investimenti.
Nel concreto, oggi vi sono 40 treni della Circumvesuviana, che dovrebbero diventare 64 per l’inizio del 2013 e 90 per ottobre 2013 .
La Sepsa invece, dalle 10 di oggi, dovrebbe raggiungere le 16 unità di trasporto per il 30 giugno 2013. Sono inoltre già stati impegnati circa 16 milioni di euro di rinvenienze del Por per ammodernare 10 treni SEPSA e 33 treni della Circumvesuviana. Sono stati acquistati i due treni usati delle Ferrovie Emilia Romagna, già rimodernati, per circa 6 milioni di euro. A questo programma di ampliamento si aggiunge lo sblocco di due cruciali commesse per realizzare nuovi treni di Metrocampania Nord-est e Sepsa, attraverso l’azienda casertana Firema, da consegnare dopo 16-20 mesi dalla liquidazione della prima tranche di fondi regionali (che saranno erogati entro 60 giorni a integrazione di quanto già pagato).
I crediti che l’Eav vanta verso la Regione Campania sono saliti dai 153 milioni del 2003 ai circa 525 del 2010. Per sciogliere il nodo del debito di Eav si procederà al recupero dei crediti (per i due terzi esigibili) e alla vendita dei beni oltre che alla rateizzazione e cartolarizzazione del debito residuo (circa 200 milioni). Il piano di risanamento Eav prevede la fusione immediata delle società, l’ulteriore razionalizzazione delle attività, l’inizio della vendita dei beni, non indispensabili al servizio, posseduti dal gruppo Eav Queste attività sono già in corso. La rateizzazione dei contributi e degli interessi bancari non incide sui contratti di servizi né alla riduzione dei debiti. L’intervento richiede almeno 60 milioni annui su un arco pluriennale e quindi l’indispensabile intervento del Governo per individuare la formula più opportuna.
L’Eav è destinata alla fusione in un’unica holding, Metrocampania, risparmiando circa 23 milioni di Euro nei costi del personale con la riduzione di 12 dirigenti e circa 300 altri dipendenti, attestandosi alla quota di 32 dirigenti e circa 2400 altri dipendenti, all’inizio dell’anno in corso.
Vigilare
Un piano quindi esiste ed è già avviato. Bisognerà presidiare la sua realizzazione nei costi, nella qualità dei servizi offerti e nel rispetto del crono-programma dichiarato, fermo restando la violenta penalizzazione del Governo per le infrastrutture in Campania, che, pur essendo le più rilevanti tra le regioni d’Europa (ad esempio la Grecia ha solo 4 milioni di abitanti in più della Campania e l’Irlanda ne ha 2 milioni in meno ), sono state trattate come tutte le altre nel Paese, senza cioè considerare la fortissima e deliberata penalizzazione subita in 151 anni di storia.
Purtroppo va puntualizzato che la classe politica e amministrativa campana ha quadruplicato dal 2003 al 2010 i debiti relativi ai trasporti lasciando la quasi totalità delle relative infrastrutture in uno stato pietoso.
Il Partito del Sud vigilerà su qualsiasi tentativo di privatizzare interi settori dei trasporti nella nostra Regione. I trasporti, infatti, sono uno dei punti cardine per sostenere le filiere economiche sia del turismo sia della produzione. Sono anche alla base di una migliore qualità della vita nell’intero territorio.
L’eventuale partecipazione di soggetti privati, pur essendo importante in alcuni contesti, deve assolutamente essere subordinata all’interesse dei nostri territori ed alle finanze della collettività, ricordando che il ruolo degli amministratori della regione deve essere quello fungere da “cane di guardia” a difesa degli interessi anche finanziari della collettività. La privatizzazione può essere ipotizzata, pertanto, solo ai margini dell’intero settore trasporti, evitando, quindi, condizionamenti di “famiglie” o “finanzieri” senza scrupoli, come già avviene ad esempio a Napoli con la Tangenziale di Napoli S.p.a., che fornisce un fiume di denaro ogni mese a delle società private sottraendolo ai cittadini che invece potrebbero avere con esso delle strade con annesse fioriere non solo per la città di Napoli ma per tutta la provincia di Napoli.
Quindi i profitti della gestione dei trasporti devono rientrare nelle disponibilità dei cittadini di questa regione per avere delle infrastrutture potenti, che servano a creare lavoro e benessere per i meridionali, condizione questa primaria per far smettere l’emigrazione senza fine che oramai dura da 151 anni, e che altri vogliono che resti così com’è.  — Alessandro Citarella, Segretario Provinciale di Napoli del Partito del Sud