giovedì 17 novembre 2011

L’altra verità storica dietro l’Unità d’Italia

«La questione meridionale ha radici storiche e lo Stato non è riuscito in questi anni ad affrontarla e risolverla»

TORONTO - «Ci sono cose che nessuno ti dirà …sei nato nel Paese delle mezze verità». Così recita una canzone di successo di un cantautore italiano molto famoso tra i giovani. Quante volte la verità su fatti dolorosi, stragi, massacri, attentati è stata nascosta dalla logica del “segreto di Stato” che - come si legge dalla sua definizione - si tratta di un veto posto per “non danneggiare gravemente gli interessi di un Paese”. A volte anche l’analisi storica, a distanza di tanti anni, fa fatica a rivelare e a far conoscere certe verità perché contrastanti con i miti e con un credo storico ormai diffuso che compiace e soddisfa le masse popolari, dando versioni ricche di eroi buoni e di gesta indimenticabili. I segreti e le verità non dette hanno radici lontane per l’Italia e proprio i fatti relativi all’Unità del Paese del 1861 ne sono uno dei tanti esempi.
Questo è stato il tema del Convegno dal titolo “Operazione Terronia” che si è svolto a Toronto, la scorsa domenica 13 novembre presso Villa Colombo. Protagonisti di questo incontro il giornalista Pino Aprile e l’assessore al Comune di Gaeta, Antonio Ciano venuti direttamente dall’Italia, affiancati dall’avvocato Rocco Galati di Toronto che ha svolto un’interessante disamina dei fatti storici italiani di 150 anni fa alla luce degli attuali istituti della moderna giurisprudenza utilizzati per giudicare atti criminali avvenuti durante i conflitti di guerra. Moderatore del convegno e dell’acceso dibattito tenutosi nel pomeriggio tra i relatori e il pubblico presente, il giornalista e scrittore Antonio Nicaso.
Il titolo stesso del convegno ha preso lo spunto dal libro Terroni - Tutto quello che è stato fatto perché gli abitanti del Sud diventassero terroni di Pino Aprile, di recente pubblicazione, a cui si va ad aggiungere il libro I Savoia e il massacro del Sud, scritto da Antonio Ciano.
Al centro degli interventi dei relatori l’annosa “questione meridionale”, che ha le sue origini proprio nel momento in cui si voleva riunificare il territorio italiano diviso tra un Nord dominato dai Savoia e un Sud dove Ferdinando II di Borbone era il re delle Regno delle due Sicilie. «Non esiste un Paese al mondo - ha esordito Pino Aprile - dove ci sia una questione interna irrisolta che duri da così tanto tempo», riferendosi ad esempio a Paesi come l’Irlanda, che hanno saputo affrontare e risolvere problemi interni causati anch’essi da episodi storici di unificazioni dei territori.
Ma da dove prende origine questo dualismo che ancora oggi divide l’Italia tra un Nord ricco e industrializzato e un Sud povero e afflitto da seri problemi sociali, di delinquenza dove le organizzazioni della criminalità organizzata che vanno sotto vario nome con mafia, ndrangheta o camorra, la fanno da padroni?
Le tesi avanzate dai relatori del convegno hanno ribaltano completamente ciò a cui fino ad oggi eravamo stati abituati a credere, perché lo abbiamo appreso dai nostri insegnati, perché i libri scolastici hanno sempre scritto la storia in un certo modo e perché in tutti questi anni non c’è mai stata la volontà di “aggiornare” la verità storica. E perché ci sono «delle verità che fanno fatica ad affermarsi in quanto - dice Aprile - incompatibili con il potere». «Ma forse le oltre 250 mila copie vendute dal libro Terroni - afferma Antonio Ciano - sono il segnale che qualcosa sta cambiando e che il nostro Paese è pronto a conoscere un’altra verità storica».
Da documenti e analisi di studiosi risulta evidente che prima del 1861 non c’era nessun divario tra il Nord e il Sud dell’Italia ma, anzi, il meridione presentava una struttura economica, industriale e uno stato sociale superiore a quello dell’Italia settentrionale. Il prodotto interno lordo pro capite era uguale, così come la quantità degli addetti all’industria, con un numero leggermente più elevato per il Regno delle due Sicilie e con la presenza nelle fabbriche di molte donne. Identico anche il numero degli addetti al settore dell’agricoltura e del terziario. L’industria più sviluppata era quella metalmeccanica e tessile, mentre si contava la presenza di cantieri navali e flotte mercantili tra le più grandi e importanti d’Europa e del mondo. Il meridione d’Italia - prima del 1861 - aveva già un consolidato commercio internazionale e circa l’85% delle sue merci era destinato agli Stati Uniti e ai Paesi del Nord Europa. Già nel 1839 venne costruita la prima ferrovia a Napoli e per gli anni seguenti erano già stati prevista la costruzione di altri tratti ferroviari nell’area campana. «Il Sud d’Italia prima dell’unificazione - fa presente Antonio Ciano - aveva anche un sistema fiscale moderno e all’avanguardia per quell’epoca tanto che lo stesso Conte di Cavour aveva mandato a formare alcuni suoi ragionieri. Quattro erano le tasse che dovevano pagare i cittadini e il fenomeno dell’evasione era molto raro. Venivano realizzate numerose opere pubbliche - continua Ciano - con la costruzione di strade e bonifiche delle terre che poi venivano date in uso ai contadini. Esistevano centrali idroelettriche e l’elettricità era presente in molte case; molte di queste centrali furono distrutte dall’esercito dei Savoia e in tante zone si ritornò alle lampade a petrolio. Anche la scuola pubblica era molto efficiente insieme a numerose iniziative rivolte alla cultura all’arte e alla musica. Il teatro San Carlo venne costruito in 270 giorni e appena i piemontesi entrarono a Napoli lo chiusero immediatamente».
«Dopo il 1861, con l’unificazione del territorio italiano, si apre quella forbice tra nord e sud: per circa 12 anni il meridione d’Italia - ricorda Pino Aprile - è stato oggetto di razzie e ruberie da parte degli eserciti del Nord. Vengono uccisi e massacrati cittadini inermi. Viene rubato l’oro e ogni genere di prodotti della terra che gli eserciti raziavano al loro passaggio nelle campagne. La grande flotta mercantile, come quella dei Florio di Napoli, venne subito nordizzata. Inizia un processo di desertificazione del territorio: vengono chiuse tutte le fabbriche e i macchinari vengono portati al Nord. La prima tassa che viene messa dalla nuova autorità statale - continua Aprile - è una tassa sulla guerra, una guerra che gli abitanti non avevano certo voluto e per la quale dovevano pagare, secondo quanto aveva anche stabilito l’allora presidente della Confindustria, il genovese Costa che pretese che questi indennizzi andassero alle aziende del Nord. Quando successivamente Di Vittorio in Parlamento denunciò questa ingiustizia, Costa gli rispose che se volevano mangiare la gente del Sud poteva emigrare al nord».
Furono proprio in quegli anni che inizia, nelle terre del meridione d’Italia, il fenomeno dell’emigrazione praticamente inesistente prima del 1861. E sempre allora «inizia la “rabbia del sud” - tiene a precisare Antonio Ciano - con il fenomeno del brigantaggio, che può essere visto come un movimento partigiano della nostra gente che cercava di fronteggiare le barbarie e le stragi dell’esercito invasore dei Savoia».
«Il risultato e l’obiettivo del processo di unificazione del 1861 - secondo Pino Aprile - è stato quello di colonizzare il Sud dell’Italia ovvero creare un territorio che rispondesse alle caratteristiche tipiche di una colonia: nessuna produzione di beni e reddito creato attravero l’incremento spropositato dell’impiego pubblico, producendo quel fenomeno di ipertrofia amministrativa tipico di tutte le colonie ed ex-colonie. Tutto ciò va ad influire negativamente sull’efficienza facendo crescere nel contempo la corruzione. Per cui lo Stato procura alla popolazione il reddito necessario per comprare le sue merci ma, allo stesso tempo, attraverso il forte apparato brocratico mantiene un ampio controllo di tutto il sistema. Ma c’è un’industria che non può essere portata fuori ed è quella della violenza e coloro che tra la popolazione hanno “doti” particolari e sono senza scrupoli, sottomettono gli altri creando sistemi di organizzazioni criminali. Tutte le colonie ed ex colonie hanno sempre prodotto potenti mafie che sono appunto il risultato di grossi apparati burocratici, corruzione e assistenzialismo. E io conosco un Paese che è fatto così: è casa mia».


FONTE corriere.com

mercoledì 16 novembre 2011

De Magistris: “Subito primarie di coalizione E avanti con un nuovo soggetto”


Il sindaco di Napoli non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti che "incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta"
Luigi De Magistris non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti. Per il sindaco di Napoli il professore-senatore incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta imperniata sulle primarie e sulla creazione di una lista nazionale che scardini i partiti. Altrimenti non ci sarà più vera democrazia in questo paese ma un governo delle multinazionali e delle banche.

De Magistris non dobbiamo festeggiare l’addio di Berlusconi e l’arrivo di Monti?
Dobbiamo esultare per l’uscita di scena definitiva di Berlusconi e dobbiamo dare atto al presidente Napolitano di avere fatto la scelta più saggia. Allo stesso tempo però non bisogna esultare per la nascita del Governo Monti.

Non pensa che un governo tecnico sia necessario per ridare credibilità all’Italia con i tassi dei BTP al 7 per cento?
Questo non è un governo tecnico, nonostante la professionalità dei suoi membri, perché è sostenuto da partiti molto diversi con i quali dovrà fare i conti: Pd, Pdl e Udc, forse anche l’Idv. Mi sembra una medicina amara e forse necessaria ma non mi piace. Da sindaco lo giudicherò sui fatti e sui provvedimenti che metterà in campo per il sud, da politico invece lavorerò per un’alternativa a Berlusconi ma anche a Monti e ai poteri forti che lo sostengono.

Cosa non la convince nel Governo Monti?
Questo Governo non ha una legittimazione democratica e nasce per assecondare il volere della Borsa, delle banche, della Banca Centrale Europea e di Bruxelles. C’è il serio rischio che la politica scompaia. Noi un secondo dopo la sua nascita, anzi mentre si sta formando, dobbiamo cominciare a costruire un’alternativa politica al neoliberismo che Monti rappresenta e che ha fallito.

Non mi sembra un’operazione semplice vista la situazione del centrosinistra.
L’obiettivo finale è quello di dare vita a un governo legittimato dal voto che cambi profondamente l’economia e la società e superi l’occupazione delle istituzioni da parte della partitocrazia e delle caste.

Da dove si comincia?
Per arrivare pronti all’appuntamento con le elezioni nel 2013 o prima, non c’è un minuto da perdere, dobbiamo avviare delle primarie serie.

Come immagina le primarie?
Non devono essere lotte tra bande o correnti come quelle che si sono tenute a Napoli prima che io mi candidassi. Non devono nemmeno essere un referendum su un leader già scelto in altro modo, come è stato con Prodi.

Primarie di coalizione?
Certamente non voglio primarie di partito. Come a Napoli, bisogna dialogare anche con i moderati e i liberali. Le primarie devono andare oltre il partito ma anche oltre la coalizione. E poi io credo che il secondo passaggio dovrebbe essere una lista civica nazionale.

Sta pensando a un nuovo movimento?
C’è una straordinaria partecipazione politica nel paese che però – a torto o a ragione – non si riconosce negli attuali partiti. Questa è un’energia politica vitale per il paese che non ci possiamo permettere di perdere. Anche perché corriamo un grandissimo rischio: l’indignazione che io ho guardato in questi mesi negli occhi deve essere trasformata – come è accaduto a Napoli – in mobilitazione e in partecipazione. Se questa indignazione non trovasse sbocco politico, se l’unica alternativa a Berlusconi fosse un governo tecnico neoliberista guidato da Monti, l’indignazione andrà verso il conflitto. Dobbiamo impedire una saldatura tra quelli che dirigono le banche e quelli che spaccano le loro vetrine. Vengono ovviamente da poli opposti ma si saldano di fatto e bloccano la crescita democratica. Per questo dobbiamo lavorare per costruire una lista civica nazionale o un movimento politico che unisca le personalità migliori in vista delle elezioni.

Chi dovrebbe farne parte?
Io non escludo, una deflagrazione del quadro politico attuale. Non sono sicuro che i partiti reggano alla crisi economica con le diseguaglianze che aumentano. Anche per questo dobbiamo trovarci pronti alla creazione di un movimento che superi il quadro attuale dei partiti e semplifichi l’offerta politica nel centrosinistra. Non dobbiamo lasciare la scena politica a Monti. Altrimenti partiti e poteri forti si spartiranno il prossimo presidente del consiglio e il prossimo presidente della repubblica con le vecchie logiche e le vecchie persone.

Cosa deve fare il centrosinistra?
Dobbiamo essere rivoluzionari, l’ho provato a Napoli. C’è una rabbia che fa bene alla democrazia ed è ancora positiva perché crede nel cambiamento. Ma se scoprisse che il Governo Monti è servito solo a rimettere in piedi i vecchi equilibri tra Confindustria, gerarchie ecclesiastiche, banche, vecchi partiti e massoneria, quella rabbia potrebbe esplodere.

Lei immagina primarie di coalizione e la nascita di un nuovo soggetto. Esattamente il contrario di quello che sogna Bersani.

La base del Pd è su posizioni di cambiamento. L’ho visto alla festa dell’Unità a Pesaro e a Bologna alla convention di Civati e Serracchiani. Non posso credere che i militanti del Pd siano felici di un Governo Monti. Le personalità forti che potrebbero gareggiare alle primarie sono numerose, da Vendola a Renzi, da Chiamparino a De Magistris.

Immagina un’alleanza tra voi per convincere il Pd ad accettare le primarie?
Il laboratorio che immagino io comprende soprattutto movimenti: i precari, i sindacati e in particolare la Cgil e la Fiom. Certamente non sono molte le personalità in grado di immaginare un percorso simile. Non a caso sostengono tutti Monti. Certo Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, Pippo Civati e Debora Serracchiani li sento vicini. Mentre Renzi parla una lingua diversa.

Lei parla di primarie e movimenti. Però intanto bisogna affrontare l’emergenza economica.
Certo. Ma la strada giusta non è il commissariamento della democrazia da parte delle banche. Rischiamo un governo senza le derive del Bunga Bunga ma che porta avanti, con maggiore efficacia, le politiche neoliberiste che accrescono le diseguaglianze. Il Governo Monti mette al centro la finanza. Noi dobbiamo costruire un’alternativa che metta al centro il lavoro. O non avremo più una vera democrazia in questo paese.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

martedì 15 novembre 2011

Scippo al Sud – Indagine minuziosa su tutti i fondi rubati al Sud e portati al Nord dell’Espresso.

Decine di miliardi destinati al Mezzogiorno usati per altri scopi. Dai trasporti sul lago di Garda ai debiti del Campidoglio. E persino per coprire il deficit causato dall’addio all’Ici.
Un tesoro da oltre 50 miliardi di euro disponibile solo negli ultimi due anni. Che poteva servire per terminare eterne incompiute come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e che invece è andato a finanziare i trasporti del lago di Garda e i disavanzi delle Ferrovie dello Stato. Una montagna di denaro che avrebbe dovuto rilanciare l’economia del Sud e che è stata utilizzata per risanare gli sperperi e i buchi di bilancio dei comuni di Roma e Catania e per la copertura finanziaria dell’abolizione dell’Ici.
Un fiume di denaro destinato a colmare i ritardi delle zone sottoutilizzate del Paese e che è stato impiegato invece dal governo per pagare le multe delle quote latte degli allevatori settentrionali cari ai leghisti e la privatizzazione della compagnia di navigazione Tirrenia. Sono alcuni brandelli di una storia incredibile, il grande scippo consumato ai danni delle regioni meridionali. La storia delle scorribande sul Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, manomesso e spremuto negli ultimi anni dal governo Berlusconi per finanziare misure economiche e opere pubbliche che niente hanno a che fare con i suoi obiettivi istituzionali. Un andazzo che, nonostante qualche isolata protesta, è andato sinora avanti indisturbato. Fino alla soglia della provocazione. Come per gli sconti di benzina e gasolio concessi agli automobilisti di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige, denunciati dal deputato Pd Ludovico Vico.
La Corte dei conti ha provato a stoppare lo sperpero lamentandosi apertamente per l’utilizzo dei soldi del Fas che hanno finito per assumere”l’impropria funzione di fondi di riserva diventando uno dei principali strumenti di copertura degli oneri finanziari” connessi alla politica corrente del governo. Ma con scarsi risultati: qualche riga sui giornali, poi il silenzio. Anche Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, ha chiesto al governo di “smetterla di utilizzare i Fas come un Bancomat”. Così come Dario Franceschini al tempo in cui era segretario del Pd: “Ogni volta che è stato necessario finanziare qualcosa, dall’emergenza terremoto alle multe per le quote latte”, ha affermato, “si è fatto ricorso al Fas togliendogli risorse”. Quante per l’esattezza? Cifre precise non ce ne sono. Interpellata, persino la presidenza del Consiglio getta la spugna dichiarandosi incapace di fornire un rendiconto dettagliato delle spese fatte con i fondi Fas. Secondo una stima de ‘L’espresso’ però i soldi impropriamente sottratti al Sud solo negli ultimi due anni sono circa 37 miliardi. Una cifra ragguardevole confermata dal senatore democratico Giovanni Legnini: “Siamo di fronte ad una dissipazione vergognosa che certifica come il Pdl stia tradendo il Sud”. Giudizio condiviso persino da Giovanni Pistorio, senatore siciliano dell’Mpa, il Movimento politico per le autonomie, parte organica della maggioranza di centrodestra: “Gli impegni verso il Mezzogiorno erano al quinto punto del programma elettorale del Pdl, il governo li ha completamente disattesi”.
Quante promesse
E già, chi non ricorda le sparate a favore del Meridione con le quali il Cavaliere giurava che stava “lavorando con tutti i ministri per mettere a punto un piano innovativo per il Sud, la cui modernizzazione e il cui sviluppo ci stanno da sempre a cuore”? O quelle del sottosegretario Gianfranco Micciché che, sebbene da quasi dieci anni come viceministro o sottosegretario gestisca i fondi per il Meridione, più volte ha minacciato la fondazione di un partito del Sud se Berlusconi non avesse “sbloccato i fondi Fas e reso i parlamentari meridionali protagonisti della elaborazione delle strategie”? Parole al vento.
La storia del Fas e dei suoi maneggiamenti comincia nel 2003 con il secondo governo Berlusconi quando tutte le risorse destinate alle aree sottoutilizzate vengono concentrate e messe sotto il cappello del ministero per lo Sviluppo economico. Il compito di ripartire le risorse viene invece affidato al Cipe con il vincolo di destinarne l’85 per cento al Sud e il 15 al Centro e al Nord. Intenti lodevoli, ma si parte subito con il piede sbagliato. Nel solco della peggiore tradizione della Cassa per il Mezzogiorno, i fondi finiscono per essere in gran parte utilizzati per quella politica delle mance tanto cara ai ras locali di tutti i partiti e alle loro fameliche clientele. Il 2003 è un anno destinato a rimanere negli annali degli sperperi. A colpi di milioni di euro si realizzano fondamentali infrastrutture come il museo del cervo a Castelnuovo Volturno e quello dei Misteri a Campobasso; il visitor center a Scapoli; si valorizza la palazzina Liberty di Venafro; si implementa il sito Web della Regione Molise; si restaurano conventi, chiese e cappelle a decine come a Montelongo, Castropignano e Gambatesa; si acquistano teatri come a Guglionesi; si consolida il santuario di Montenero di Bisacce. Per carità, si fanno pure le reti fognarie nei paesi e strade interpoderali sempre utili alle popolazioni; si recuperano siti turistici e pure aree naturalistiche, ma a fare epoca sono sicuramente il fiume di regalie come quelle legate al recupero e la valorizzazione della collezione Brunetti e agli studi sulle valenze naturalistiche dell’aerea di Oratino, al museo ornitologico di Montorio dei Frentani, per non parlare della realizzazione dell’enoteca regionale del Molise.
Progetti inutili
Insomma, una insaziabile vocazione a spendere. Che continua a prosciugare il Fas anche negli anni successivi, pure quando a Palazzo Chigi torna Prodi. Tra il 2006 e 2007, accanto a tanti impeccabili interventi per il Sud, come il finanziamento ai programmi per l’autoimprenditorialità e autoimpiego gestiti da Sviluppo Italia (90 milioni) o agli interventi per il risanamento delle zone di Sarno e Priolo, appaiono una miriade di contributi a progetti che con il Sud hanno poco a che vedere: 180 milioni vanno per esempio al progetto ‘Valle del Po’; 268 al ministero dell’Università per i distretti tecnologici; 119 al ministero per le Riforme per l’attuazione di programmi nazionali in materia di società dell’informazione; altri 36 milioni al ministero dell’Ambiente per finanziare tra l’altro il ‘Progetto cartografico’. E non è finita: un milione finisce al ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive per vaghe attività di assistenza; un altro milione al Consorzio nazionale per la valorizzazione delle risorse e dei prodotti forestali con sede in Frontone nella meridionalissima provincia di Pesaro e Urbino; 4 milioni al completamento dei lavori di ristrutturazione di Villa Raffo a Palermo, sede per le attività di alta formazione europea; 2 milioni alla regione Campania per la realizzazione del museo archeologico nel complesso della Reggia di Quisisana; 20 milioni al Cnipa per l’iniziativa telematica ‘competenza in cambio di esperienza: i giovani sanno navigare, gli anziani sanno dove andare’; quasi 4 al ministero degli Esteri per il sostegno delle ‘relazioni dei territori regionali con la Cina’.
Sarebbe già abbastanza per gridare allo scandalo. Ma non è finita: da conteggiare ci sono pure i trasferimenti di risorse Fas ai vari ministeri e che si sono tradotti tra l’altro in uscite di 25 milioni a favore della presidenza del Consiglio per coprire le spese della rilevazione informatizzata delle elezioni 2006; 12 per finanziare le attività di ricerca e formazione degli Istituti di studi storici e filosofici di Napoli; 5 milioni al comando dei carabinieri per la tutela ambientale Regione siciliana per interventi di bonifica; 52 per coprire i crediti di imposta di chi utilizza agevolazioni per investimenti in campagne pubblicitarie locali; 106 milioni per l’acquisto di un sistema di telecomunicazione in standard Tetra per le forze di polizia. E vai a capire perché.

Cavaliere all’attacco

Insomma, un autentico pozzo senza fondo al quale si attinge per le esigenze più disparate rendendo vane le richieste di un disegno organico per il rilancio dell’economia meridionale. Sarà anche per questo che tra il 2007 e il 2008 arriva una mezza rivoluzione per il Fas. L’intento sembra quello di fare ordine e voltare pagina, in concreto si gettano le premesse per l’ultimo grande scippo. Cominciamo dai soldi. Il governo Prodi riprogramma le risorse per il Meridione e con la Finanziaria 2007 stanzia a carico del Fas 64 miliardi 379 milioni, un autentico tesoro. Con tanti soldi a disposizione e l’esperienza negativa dei decenni di intervento straordinario a favore del Mezzogiorno, sembra l’inizio di una nuova era: il Sud deve solo pensare a spendere con raziocinio. Invece all’inizio del 2008 esce di scena Prodi e rientra in gioco Berlusconi. Che, per coprire le spese dei pochi interventi di politica economica che riesce a varare, ricomincia a saccheggiare proprio il Fas, una delle poche voci di bilancio davvero carica di soldi. Non è un caso perciò se a fine 2008 il Fondo si vede sottrarre altri 12 miliardi 963 milioni per finanziare una serie di provvedimenti tra cui quelli che foraggiano le aziende viticole siciliane carissime al sottosegretario Micciché (150 milioni); l’acquisto di velivoli antincendio (altri 150); la viabilità di Sicilia e Calabria (1 miliardo) e la proroga della rottamazione dei frigoriferi (935 milioni); l’emergenza rifiuti in Campania (450); i disavanzi dei comuni di Roma (500) e Catania (140); la copertura degli oneri del servizio sanitario (1 miliardo 309 milioni); le agevolazioni per i terremotati di Umbria e Marche (55 milioni) e perfino la copertura degli oneri per l’assunzione dei ricercatori universitari (63).
Tagli dolorosi
E siamo solo all’assaggio. Un altro taglio da un miliardo e mezzo arriva per una serie di spese tra cui quelle per il G8 in Sardegna (100 milioni) marchiato dagli scandali; per l’alluvione in Piemonte e Valle d’Aosta (50 milioni); la copertura degli oneri del decreto anticrisi 2008 e gli accantonamenti della legge finanziaria; gli interventi per la banda larga e per il finanziamento dell’abolizione dell’Ici (50 milioni).
Il secondo elemento della ‘rivoluzione’ del 2008 è costituito dalla trovata di Berlusconi e Tremonti di riprogrammare e concentrare le risorse del Fas (ridotto nel frattempo a 52 miliardi 400 milioni) su obiettivi considerati “prioritari per il rilancio dell’economia nazionale”. Come? Anzitutto, attraverso la suddivisione dei soldi tra amministrazioni centrali (25 miliardi 409 milioni) e Regioni (27 miliardi). Poi con la costituzione di tre fondi settoriali: uno per l’occupazione e la formazione; un altro a sostegno dell’economia reale istituito presso la presidenza del Consiglio; un terzo denominato Infrastrutture e che dovrebbe curare il potenziamento della rete infrastrutturale a livello nazionale, comprese le reti di telecomunicazioni e energetiche, la messa in sicurezza delle scuole, le infrastrutture museali, archeologiche e carcerarie. Denominazioni pompose ma che in realtà nascondono un unico disegno: dare il via al saccheggio finale.
Al Fondo per l’occupazione e la formazione vengono per esempio assegnati 4 miliardi che trovano i primi impieghi per finanziare la cassa integrazione e i programmi di formazione per i lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali. Quanto al fondo per il sostegno all’economia reale finanziato con 9 miliardi va a coprire le uscite per il termovalorizzatore di Acerra (355 milioni); gli altri sperperi per il G8 alla Maddalena (50), mentre 80 milioni se ne vanno ancora per la rete Tetra delle forze di polizia in Sardegna; un miliardo per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 400 milioni per incrementare il fondo ‘conti dormienti’ destinato all’indennizzo dei risparmiatori vittime delle frodi finanziarie; circa 4 miliardi per il terremoto in Abruzzo; 150 milioni per gli interventi dell’Istituto di sviluppo agroalimentare amministrato dal leghista Nicola Cecconato; 50 milioni per gli interventi nelle zone franche urbane; 100 per interventi di risanamento ambientale; 220 di contributo alla fondazione siciliana Rimed per la ricerca biotecnologica e biomedica.
Senza fondo
Ma la vera sagra della dissipazione si consuma all’interno del fondo Infrastrutture (12 miliardi 356 milioni di dotazione iniziale) dove il Sud vede poco o niente. Le sue dotazioni se ne vanno per mille rivoli a coprire i più svariati provvedimenti governativi: 900 milioni per l’adeguamento dei prezzi del materiale da costruzione (cemento e ferro) necessario per riequilibrare i rapporti contrattuali tra stazioni appaltanti e imprese esecutrici dopo i pesanti aumenti dei costi; 390 per la privatizzazione della società Tirrenia; 960 per finanziare gli investimenti del gruppo Ferrovie dello Stato; un altro miliardo 440 milioni per i contratti di servizio di Trenitalia; 15 milioni per gli interventi in favore delle fiere di Bari, Verona, Foggia, Padova.
Ancora: 330 milioni vanno a garantire la media-lunga percorrenza di Trenitalia; 200 l’edilizia carceraria (penitenziari in Emilia Romagna, Veneto e Liguria) e per mettere in sicurezza quella scolastica; 12 milioni al trasporto nei laghi Maggiore, Garda e Como. Pesano poi sul fondo Infrastrutture l’alta velocità Milano-Verona e Milano-Genova; la metro di Bologna; il tunnel del Frejus e la Pedemontana Lecco-Bergamo. E poi le opere dell’Expo 2015 che comprendono il prolungamento di due linee della metropolitana milanese per 451 milioni; i 58 milioni della linea C di quella di Roma; i 50 per la laguna di Venezia; l’adeguamento degli edifici dei carabinieri di Parma (5); quello dei sistemi metropolitani di Parma, Brescia, Bologna e Torino (110); la metrotranvia di Bologna (54 milioni); 408 milioni per la ricostruzione all’Aquila; un miliardo 300 milioni a favore della società Stretto di Messina. E non per le spese di costruzione della grande opera più discussa degli ultimi 20 anni, ma solo per consentire alla società di cominciare a funzionare

FONTE: mezzogiornoitalia.it

lunedì 14 novembre 2011

Marizio Crozza a Italialand parla di Mario Monti e Goldman Sachs.

“Giuliano Amato, lei è disposto a ridursi la pensione d’oro?”. E lui: “Non capisco la domanda…”

E’  disposto a ridursi la pensione d’oro? “Non capisco la domanda”. Ha risposto così Giuliano Amato a Lilli Gruber che l’ha intervistato a Otto e mezzo. La conduttrice aveva promesso di dedicare questa nuova serie, che iniziava proprio ieri sera, ai volti nuovi della politica. Sarà per questo che il primo ad essere invitato è stato uno che fa politica da quarant’anni?
Trasmissione piuttosto noiosa, per la verità. Ma, dopo oltre mezz’ora di soliloquio in perfetta solitudine (alla faccia del dibattito), al Dottor Sottile finalmente è stata posta la domanda clou. Quella, cioè, sulla sua pensione d’oro. E lui è stato costretto ad ammettere: “E’ vero che ho la pensione alta”, ha detto, confermando le cifre rivelate da Sanguisughe.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese).  Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe disposto a ridursi la sua pensione d’oro?”.  “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita.
Mario Giordano

FONTE: sanguisughe.com

domenica 13 novembre 2011

Prof. Monti, imponga un prestito forzoso e punisca severamente “i mercati” che stanno ricattando il popolo italiano

L'attacco speculativo contro i titoli del debito pubblico italiani dovrebbe far sorgere nella mente di ogni cittadino intelligente la seguente domanda: come è possibile per uno Stato sottrarsi ai ricatti posti in essere dai consigli di amministrazione dei grandi intermediari finanziari? Non chiamiamoli più mercati, per favore. Quale disciplina giuridica è necessario introdurre per rendere prevalentemente interno o addirittura esclusivamente interno il debito pubblico dello Stato?
La medesima domanda, prima ancora che da cittadini intelligenti, dovrebbe essere sollevata dai politici italiani, i quali dovrebbero chiedere ai loro tecnici: quali norme possiamo emanare per far sì che il debito pubblico sia prevalentemente o esclusivamente interno? Avete ascoltato un solo politico, sia pure di rifondazione comunista o del partito dei comunisti italiani, sollevare la domanda? Credo di no. E questa è la ragione per la quale l'Italia è messa molto male.
I giornalisti economici intelligenti dovrebbero invece segnalare esperienze straniere o nostre esperienze storiche, nelle quali il debito pubblico è o è stato esclusivamente interno; e indagare se si tratta di caso o di moda, ovvero se il carattere interno dei debiti dipende dall'adozione di una o altra disciplina e quindi dalla politica. In questi giorni avete letto articoli e inchieste simili? Credo di no. Sappiamo soltanto che in Italia prima il debito pubblico era in gran parte interno e che tale è ancora oggi in Giappone. Nessuno che spieghi se la trasformazione del debito pubblico da interno in esterno sia stata l'esito di una incentivazione, anche inconsapevole, derivata dall'adozione di norme giuridiche, magari emanate in attuazione di direttive europee!
In generale dovremmo considerare assurdo che un popolo di grandi risparmiatori, come il popolo italiano, affidi il risparmio, anziché al proprio stato, ai grandi intermediari finanziari (i cosiddetti "mercati"), i quali poi ricattano lo Stato italiano, minacciando di non riconfermare l'acquisto dei titoli del debito pubblico se lo Stato ricattato non legifera per agevolare i licenziamenti dei lavoratori italiani; per consentire che le società di capitali entrino anche nel campo fino ad ora riservato al lavoro autonomo (esercizio delle professioni cosiddette protette); e per svendere i beni pubblici.
La situazione è tanto assurda, che anche un incapace di intendere e di volere saprebbe individuare il problema e suggerire qualche rimedio. Ma la droga dell'ideologia globalista-mercatista-turbocapitalista, che è droga in primo luogo linguistica ("i mercati"), non rende semplicemente incapaci di intendere e di volere, rende gravemente tossicodipendenti. Trattandosi di droga pesante, non si limita semplicemente a viziare la volontà, la estingue.
Sul tema dovremo tornare, trattandosi di tema fondamentale. Un suggerimento tuttavia al prof. Monti lo possiamo dare. Posto che lo Stato può legittimamente ricorrere alla patrimoniale, in questo momento difficile per la nostra nazione, perché non imporre un (più accettabile) prestito forzoso, con interesse del 2,5% a tutti gli italiani che dispongano di una certa quantità di risparmio, in denaro o altri titoli, al fine di acquistare i titoli del debito pubblico italiano che i grandi intermediari finanziari rifiutano? Molti italiani, sprovvisti di liquidità, sarebbero costretti a vendere quote di fondi o azioni di banche per prestare forzosamente allo stato denaro in cambio di titoli del debito pubblico. Lo stato pagherebbe pochi interessi. Gli italiani, costretti al prestito, otterrebbero comunque un interesse superiore all'inflazione. E i grandi intermediari finanziari, che stanno ricattando il popolo italiano, vedrebbero scendere il valore delle azioni o delle quote. Soddisferemmo il nostro interesse, respireremmo e allo stesso tempo puniremmo i ricattatori.
Adottato il provvedimento suggerito, si dovrebbe perseguire l'obiettivo strutturale di sottrarre il nostro Stato e il nostro popolo ai ricatti dei grandi intermediari finanziari. Ma il nostro futuro Presidente del consiglio (che è nostro soltanto perché ce lo hanno imposto) è favorevole a perseguire la liberazione dello Stato e del Popolo italiano dalla condizione di ricattabilità da parte dei grandi intermediari finanziari? Esiste un giornalista che abbia possibilità di contattarlo e di porgli questa domanda?

FONTE: appelloalpopolo.it

Giochi di potere: Monti il massone della trilaterale, ora il gioco si completa

Incredibile!! Mario Monti senatore a vita e presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, che ha studiato all'università di Yale sede della famosa setta massonica Skull and Bones, quella del nuovo ordine mondiale, sta per diventare Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Un ulteriore passo verso l'instaurazione di un Nuovo Ordine Internazionale

Come scrive AltreNews, mai come in questi giorni sui siti e blog di Controinformazione (letteralmente contro l’informazione faziosa mainstream) si alza la voce unita ed accorata (con qualche eccezione italiota) che dice un secco NO a Mario Monti, un personaggio dal curriculum controverso ed inquietante (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderbeng …).
Di contro sui media mainstream (con qualche eccezione genuina e/o paracula) lo stesso Monti è invocato come un vero e proprio salvatore della patria, minimizzando sul suo oggettivo passato mondialista, dimostrando così ancora una volta in modo inequivocabile la faziosità e la non-indipendenza dei mass-media. Se però, nonostante tutto, continuiamo a non renderci conto del vero è proprio golpe finanziario in atto, forse siamo davvero pecore e polli e meritiamo di finire al macello (sociale) e finire spolpati.

Da Tre-Monti ad un Monti: il Calvario
di Marcello Pamio
tratto da disinformazione.it
Oggi 12 novembre 2011 si è dimesso il Premier Silvio Berlusconi!
Casualmente, lo stesso giorno di 215 anni fa, Napoleone si arrese agli austriaci nella battaglia di Caldiero! Certamente il parallelo tra il condottiero francese e l'omino di Arcore è una bestemmia, ma la coincidenza della data è veramente interessante...
“Tutta colpa di Silvio Berlusconi!!  Se l’Italia è in rovina è colpa sua. Non ha fatto nulla per questo paese, se non leggi ad personam”.
La colpa è di una persona e adesso che si è dimesso, avremo risolto tutti i problemi nazionali. Tale è il messaggio che sta passando, e anche i mercati internazionali danno segnali di questo tipo. Il presente articolo non ha lo scopo di difendere l’indifendibile, difendere cioè un personaggio (politico?) che non ha fatto nulla per il popolo, se non evitare con tutti gli strumenti possibili la magistratura e farsi leggi ad uso e consumo personale.  Lo scopo è invece quello di cercare di usare il proprio cervello per pensare fino in fondo e capire cosa sta realmente succedendo nello scenario nazionale e internazionale: quali sono le dinamiche e soprattutto le forze in gioco.

L’agnello sacrificale è stato trovato, e dopo la sua caduta, verrà scannato al pubblico ludibrio.
Festeggiamo con spumante, perché finalmente ci siamo liberati dalla dittatura berlusconiana, dal male per antonomasia.
Ma è proprio così? E’ solo colpa del grembiulino di Arcore o invece c’è dell’altro che non ci dicono?

Ci sono potentissime forze, in confronto alle quali Silvio è un ridicolo e innocuo cantastorie. Forze che lavorano nell’ombra da decenni e che hanno permesso a Silvio di occupare Palazzo Chigi, perché funzionale al sistema.
Ora quelle stesse forze che lo hanno voluto, sostenuto e appoggiato, lo hanno abbandonato, perché?
Il cancro della speculazione finanziaria
Mentre noi sbraitiamo, la speculazione selvaggia affonda gli ultimi colpi sulla povera. Mentre perdiamo tempo ed energia vitale, gli sciacalli sentono l’odore del sangue. E dove c’è sangue, c’è guadagno![1] Se poi nel frattempo la gente si scanna, poco importa: il sangue è sempre sangue.

Lo spread con i Bund ha avuto in questi giorni un andamento altalenante, salendo e abbassandosi a seconda delle voci di dimissioni del premier. Il tutto conferma che i mercati e gli speculatori, cioè i veri avvoltoi, non credono nel governo. Come mai credono nell'Italia e non nel governo?

Anche se il fenomeno interessa i cosiddetti P.I.I.G.S., acronimo che sta a indicare “maiali”: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, le domande da porci (a proposito di suini) sono le seguenti: perché l’Italia e perché in questo momento?
Ovviamente l'Italia non è la sola e l’esempio della Grecia è lampante: prima i banchieri l’hanno devastata e disintegrata economicamente, per poi comperarsi le ricchezze con gli spiccioli. L’attuale premier greco è Luca Papademus, nientepopodimenoché l’ex vicepresidente della B.C.E., la Banca Centrale Europea!
La stessa cosa è avvenuta in Italia a partire dal 1992 e continua in questi giorni.

Il momento storico è molto importante: forse per la prima volta nella storia i popoli europei sono stati totalmente privati della loro sovranità politica e monetaria con il Trattato di Maastricht prima e con quello di Lisbona poi.
I governi sono diventate mere finzioni teatrali del Regime per distrarre i sudditi, e le bandierine politiche destra o sinistra sono specchietti per le allodole. I partiti di qualsiasi colore e posizione, sono le ali del medesimo avvoltoio: il potere economico! I politici, come direbbe Ezra Pound, sono i camerieri dei banchieri. Ed è proprio così: a gestire la politica e l’economia in Europa e nel mondo intero, sono i banchieri internazionali.

Perché gli speculatori finanziari, provenienti dai soliti mercati anglo-ebraici-statunitensi, hanno preso di mira i P.I.I.G.S. e soprattutto l’Italia?
Ecco alcune possibili spiegazioni.

1) La politica energetica italiana dava molto fastidio alle consorelle e ai confratelli che gestiscono e controllano l’energia a livello mondiale.
Il cavaliere, nella sua totale inutilità politica, è però riuscito a instaurare rapporti commerciali energetici con Libia e Russia.
Queste ovviamente non sono cose da fare, e il tragico incidente all’aereo di Enrico Mattei dovrebbe insegnare…
Dopo l’eliminazione fisica del colonnello Gheddafi è rimasta soltanto la Russia di Putin.
Attualmente, e ancora per molto poco, il 30% dell’E.N.I. è in mano pubblica.[2] Un altro 20% lo possiedono gli stessi investitori anglo-statunitensi che vogliono accaparrarsi, grazie alla crisi economica creata ad arte, tutto il malloppo di decine di miliardi.
Vogliono mettere i loro artigli affilati sul gioiello italiano per guadagnare e impedire qualsiasi altro sviluppo energetico del paese.
L’indipendenza energetica è sempre un male da combattere con ogni mezzo, lecito e illecito.

2) Un’altra cosa da interessante da sapere, e forse il vero bersaglio della speculazione internazionale nei nostri confronti, sono le riserve auree dell’Italia.
Il nostrano Fort Knox, ammonta a circa 2.451,80 tonnellate di oro fisico.
Con quasi 2500 tonnellate di oro, l’Italia possiede la terza maggior riserva di oro al mondo, dopo Stati Uniti e Germania.[3] Un piatto molto invitante...

3) La svendita di altri importantissimi patrimoni pubblici è sempre invitante per i capitali stranieri, vedi Grecia. E la storia tende a ripetersi, se non compresa.
A poche settimane dalla strage di Capaci (il 23 maggio 1992 perdettero la vita il giudice Giovanni Falcone la moglie e tre agenti della scorta), esattamente il 2 giugno 1992 sul Britannia, il panfilo della Regina Elisabetta II, si organizzò un vero e proprio complotto ai danni dell’Italia.
Personaggi come il “filantropo” George Soros, Giulio Tremonti, il Direttore generale del Tesoro Mario Draghi, Il Presidente dell’IRI Romano Prodi, il Presidente dell’ENEL Franco Bernabé, il Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, il Ministro Beniamino Andreatta, svendettero il patrimonio pubblico ai capitali stranieri come Goldman Sachs, Barings, Warburg, Morgan Stanley e pochi altri.
Gli altri “complici” italiani furono il Ministro del Tesoro Piero Barucci, il Direttore di Bankitalia Lamberto Dini, e l’allora capo del governo, Giuliano Amato.
Partendo dal declassamento dei nostri B.O.T., da parte di Moody’s, l’agenzia statunitense di rating, lo speculatore ungaro-ebraico George Soros, cercò di impossessarsi di 10.000 miliardi di lire della Banca d’Italia, speculando sterlina contro lira.
Carlo Azeglio Ciampi, per “impedire”, diciamo così, tale speculazione, bruciò le riserve in valuta straniera: 48 miliardi di dollari. Ciampi, per questi suoi servigi sarà premiato con la Presidenza della Repubblica...
Su George Soros indagarono le procure di Roma e Napoli, ma sappiamo bene come andò a finire, anche perché trattasi di un uomo di punta del gruppo bancario anglo-francese Rothschild.
A seguito di questo attacco mirato alla lira, e della sua immediata svalutazione del 30% partì la più grande privatizzazione di Stato a prezzi stracciati (ENEL, ENI, Telecom, ecc.), per opera dei governi Amato (1992-1993) e Prodi (1996-1998).
Continuerà tale svendita con il prossimo governo Monti e/o Dini e/o Amato.

4) Non dimentichiamo mai la madre dell'Euro. La moneta unica europea è nata nel grembo del mondialismo, e lo scopo è quello di frantumare politicamente ed economicamente tutta l'Europa. Uniti per dividerci. L'illusione dell'unione dei popoli e delle culture infatti ci stanno portando alla debacle politica, economica e sociale. Problema-Reazione-Soluzione. E la soluzione qual è? La medicina salvavita per tutti è la moneta unica mondiale, magari elettronica.
Un ulteriore passo verso l'instaurazione di un Nuovo Ordine Internazionale.

All’ombra della Goldman Sachs
Quasi tutti gli uomini interessati da queste mega speculazioni, sono legati a doppia mandata a banche d’affari internazionali come per esempio l’anglo-ebraica Goldman Sachs.
Nomi come Mario Draghi (vice Presidente Internazionale della Goldman per l’Europa), Romano Prodi (advisor), Gianni Letta (l’ex sottosegretario alla presidenza del governo Berlusconi è advisor di Goldman[4]) e lo stesso Mario Monti…

All’ombra della massoneria
I personaggi che contano non si incontrano solo a bordo dei panfili reali, ma anche in riunioni supersegrete come quelle del Gruppo Bilderberg.
Nel 2004 il Gruppo si è riunito a Stresa, lungo le rive del Lago Maggiore, e ha visto la partecipazione di nomi quali Franco Bernabè, Mario Draghi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa (scomparso di recente), Riccardo Passera, Paolo Scaroni, Marco Tronchetti Provera e altri.
Negli anni successivi, a parte qualche nome nuovo, a questi meeting figurano sempre gli stessi..
Attualmente nel Comitato centrale del potente gruppo lobbistico, figurano tra gli italiani: Franco Bernabé (Telecom Italia spa) e l'attuale capo del governo italiano Mario Monti (Presidente Bocconi).
Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma viene ufficializzato nel giugno del 1954, quando un ristretto gruppo di vip dell’epoca si riunisce all’hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda. Da quel momento le riunioni si sono svolte una o due volte all’anno, nel più totale riserbo. I primi incontri si sono svolti esclusivamente nei paesi europei, ma dall’inizio degli anni ’60 anche negli Usa. Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è (quasi) mai trapelata.

A destra il senatore Mario Monti e al suo fianco Romano Prrrodi...

Il neo senatore a vita (grazie all’intervento provvidenziale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, uomo politico funzionale*), il prof. Mario Monti, oltre ad essere uomo Goldman Sachs, membro del Bilderberg Group, è anche Presidente europeo della “famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica, ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger”[5].
La Commissione Trilaterale, nasceva quasi quarant’anni fa, nel luglio 1973, ed è il cenacolo dell’élite politica ed economica internazionale: un circolo chiusissimo e sempre attivo che si prefigge di diventare un organo privato di concertazione e orientamento della politica internazionale dei paesi della triade (Stati uniti, Europa, Giappone), da qui il nome.

Tra le altre cose fa parte pure del comitato esecutivo del gruppo Aspen Institute Italia[6], un’altra struttura abbastanza ambigua finanziata da Fondazione Ford e Fondazione Rockefeller, il cui presidente attuale è Giulio Tremonti e vicepresidente Enrico Letta[7] nipote del più potente Gianni Letta.
I membri esecutivi del Comitato dell’Aspen Institute sono: Luigi Abete, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Francesco Caltagirone, Fedele Confalonieri, Francesco Cossiga, Gianni De Michelis, Umberto Eco, John Elkann, Franco Frattini, Cesare Geronzi, Enrico Letta, Gianni Letta, Umberto Colombo, Paolo Mieli, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa (scomparso), Corrado Passera, Romano Prodi, Cesare Romiti, Carlo Scognamiglio, Domenico Siniscalco, Lucio Stanca, Giulio Tremonti, Giuliano Urbani ecc. – tratto dal sito ufficiale dell’Aspen Institute www.aspeninstitute.it/AspenWeb/AspenWeb.nsf/esecutivo?OpenForm&Lingua=E&Area=10000. Tra i membri stranieri, figurano personaggi come Henry Kissinger, Madeleine K. Albright, ecc.

Quindi il nuovo capo del governo italiano, accettato da destra e sinistra, è indiscutibilmente uno degli uomini più potenti d'Italia, forse dopo Mario Draghi (chiamato Mr. Britannia negli ambienti che contano), ed il portavoce dell’ultraliberismo anglo-ebraico-statunitense.
Sotto la brillante immagine del brizzolato rettore e professore di economia, sotto la tunica del senatore, porterà avanti, forse come non mai, la svendita definitiva dell’Italia e di quello che rimane del nostro paese. Il tutto a beneficio dei soliti poteri forti internazionali.
Dalle vergognose leggi ad personam, per la pace di molti, passeremo alle leggi ad massonam…

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* Giorgio Napolitano, nell'aprile 1978 fu il primo dirigente comunista di alto livello, ad avere il visto d'ingresso negli Stati Uniti. Fu ospite in varie università, come Harvard, Yale, Princeton e tenne una conferenza al C.F.R., il Council on Foreign Relations di New York. Al C.F.R. Napolitano affermò che "Il Pci non si oppone più alla NATO come negli anni Sessanta"
Nel gennaio 1978, al Dipartimento di Stato USA erano molto preoccupati per una partecipazione comunista al governo Andreotti, che proprio in quei giorni era entrato in crisi, e infatti l'operazione segreta era quella di spaccare il Pci.
Nel marzo 1978 Aldo Moro venne sequestrato e il resto è storia...
Tornato in Italia Napolitano insieme ad altri "moderati" fonderà una corrente interna al Partito, detta "migliorista", mentre Berlinguer guardava alla "terza via", una via capace di andare al di là del capitalismo e della socialdemocrazia. Il progetto di spaccare il Pci formalmente riuscì e grazie a questa corrente, il Partito Comunista sposò la causa della NATO.

Per approfondire:

- Commissione Trilaterale: http://www.disinformazione.it/trilaterale2.htm
- Gli opachi poteri della Trilaterale http://www.disinformazione.it/trilaterale.htm
- Gruppo Bilderberg a Stresa 2004: http://www.disinformazione.it/bilderberg.htm
- Il Bilderberg riunito: cosa deciderà per noi? http://www.disinformazione.it/bilderberg6.htm
- Bilderberg 2006: http://www.disinformazione.it/bilderberg7.htm
- I massoni e la sinistra italiana: http://www.disinformazione.it/massoniesinistra.htm

Si nascondono dietro a Monti, perché sanno che la STANGATA purgherà i cittadini..

Il centrosinistra caldeggia Monti, è cosa nota che abbiano esercitato forti pressioni su Di Pietro, per costringerlo ad avvallare la sua nomina: questo è importante per loro, in quanto in questo modo, anche l'IDV rinuncerà a fare opposizione ad eventuali misure che ritiene inique...

Se Di Pietro non fosse sceso a compromessi, il PD avrebbe potuto avanzare ritorsioni in vista dell'alleanza elettorale; tuttavia, sicuramente non avrebbero potuto rinunciare all'apporto di Di Pietro, attualmente "quotato" al 9% ma è facile immaginare che avrebbero "messo in moto" la "macchina del fango", che hanno sapientemente attivato, per esempio, con i RADICALI: che qualche settimana fa sono stati accusati e messi alla gogna per "aver salvato il governo Berlusconi" MENTRE NEI FATTI, LE COSE SONO DIVERSE: infatti il discusso gesto dei radicali NON HA FATTO LA DIFFERENZA, e questo lo dimostrano i NUMERI: tuttavia, i media controllati dal centrosinistra (moltissimi giornali e blog) hanno fatto credere il contrario, con una vera e propria MENZOGNA DI MASSA

I radicali infatti, sono SCOMODI in vista di un'alleanza con i democristiani di Casini, che hanno un peso politico molto più significativo: la presenza dei laicissimi radicali avrebbe potuto generare conflitti, sia in fase di alleanza che in seguito, quando verranno approvati provvedimenti cari al "terzo polo" di Casini-Fini-Rutelli: quest'ultimo tra l'altro, ha iniziato la sua carriera politica proprio nel Partito Radicale: è passato - non si sa come - dal partito più laico del panorama politico italiano, il partito che della "laicità" ha sempre fatto un "cavallo di battaglia" a rappresentare i cattolici, nella "Margherita" prima e nel suo mini-partito "API" oggi. (Nota: la "Margherita" non esiste più, ma continua a succhiare soldi pubblici... http://www.nocensura.com/2011/06/la-margherita-non-esiste-piu-ma.html ovviamente questo non lo dice nessuno...

La sinistra sta foraggiando le MISURE "LACRIME E SANGUE", ma vuole restare "pulita"... vuole farsi consegnare il paese a "cose fatte", quando gli italiani saranno stati già purgati abbondantemente: TROPPO COMODO... i politici devono assumersi le PROPRIE RESPONSABILITA'...

Perchè i soldi verranno trovati sulla PELLE DEI CITTADINI... come al solito!!!
Come al solito le "vere caste" non saranno toccate: non solo i politici, ma i NOTAI... e TUTTE LE CASTE che affossano questo paese... tassiamo gli SPECULATORI che guadagnano MILIARDI con i loro "giochi virtuali" di borsa, mediante la quale controllano e sottomettono i governi... togliamo RISORSE alle mafie, regolamentando la prostituzione, ponendo fine al "mercato delle schiave" e facendo pagare le tasse alle "professioniste", che devono esser sottoposte a rigorosi controlli sanitari... LE RISORSE DEVONO ESSERE TROVATE NEI "TERRENI" CHE FINO AD OGGI NON SONO MAI STATI TOCCATI, E NON CONTINUANDO A DARE ZAPPATE AI CITTADINI...!!!

Allora non ci sarebbe bisogno di Monti o di altri che ci mettono la faccia, perché le misure da prendere sarebbero ACCLAMATE A FUROR DI POPOLO... e non a Furor di BCE e lobby/potentati vari come la "Trilaterale" e il "gruppo bilderberg" di cui MONTI è PARTE INTEGRANTE...

(l'unica misura probabile sui "costi della politica" è il numero dei parlamentari... che serve ai potenti per controllare meglio i "dissidenti" e rendere più facile "fare acquisti" in vista dei "voti di fiducia" e delle porcate che saranno approvate: anziché ridurre il numero, riduciamo gli STIPENDI e sopratutto, i PRIVILEGI: diamogli 3.000 Euro al mese, e il numero non sarà un problema...!!! Non è vera la "novella" che altrove i parlamentari sono meno: in Inghilterra sono oltre 1.300, in Francia 925... In Germania sono meno, ma pur sempre oltre 600 (non ricordo a mente quanti di preciso, ma non è fondamentale...) solo nei paesi con pochi milioni di abitanti sono meno: E NEGLI USA... dove il congresso rappresenta i vari LOBBYSTI, visto che i deputati ricevono cospicui finanziamenti dalle lobby farmaceutiche, del tabacco, delle armi, etc... E IN OGNI CASO, NON CREDIAMO CHE GLI "USA" SIANO UN "MODELLO DEMOCRATICO" DA SEGUIRE... anche se di fatto, l'americanizzazione è in corso inesorabilmente da molto tempo...

FONTE: nocensura.com

Imprenditore compra pagina di quotidiano per dire "grazie" a Napolitano

Il piemontese Oscar Farinetti, ideatore di UniEuro e Eataly, dopo le dimissioni del premier ha comprato una pagina dell'edizione torinese di Repubblica per pubblicare un enorme tricolore con la scritta: "Questo è il week end più importante per l'Italia degli ultimi 60 anni. Grazie Napolitano"

TORINO - Un'intera pagina di quotidiano, con un Tricolore, per dire grazie al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all'indomani delle dimissioni da premier di Silvio Berlusconi. L'ha pubblicata Oscar Farinetti, l'imprenditore ideatore e promotore della catena "Eataly - alti cibi per l'Ialia" e prima ancora della fortunata catena UniEuro.
"Questo - scrive Farinetti sull'edizione torinese di Repubblica e sulla Stampa - è il week end più importante per l'Italia degli ultimi 60 anni". "Caro Presidente Napolitano - aggiunge - la vogliamo ringraziare per tutto quello che sta facendo per il nostro Paese in un momento così delicato. Siamo convinti come Lei che l'Italia sia un grande Paese in grado di superare le attuali difficoltà. Eataly Le fa un grande in bocca al lupo per le importanti decisioni che sta prendendo per il meritato bene della nostra Italia".

"Stiamo vivendo un momento drammatico - ha detto Farinetti spiegando la sua iniziativa - e questo uomo meraviglioso ci sta salvando. Un uomo di più di 80 anni ha impugnato la situazione e questo è il minimo che gli dobbiamo: ringraziarlo".

"E' arrivato il momento - aggiunge Farinetti - di smetterla di protestare e di parlare male. Ho pensato che ringraziando Napolitano si può contribuire a creare intorno a lui una concordia fra gente perbene che ha piacere che l'Italia esca da casini che neanche merita. Lui sta facendo una cosa grande e ora tutti noi,
ciascuno con il proprio mestiere, dobbiamo metterci a lavorare e continuare a lavorare con impegno e serietà. Forse - conclude - è l'unico modo per convincere i nostri attuali politici a smettere di schernirsi fra loro e pensare al bene di questo Paese".

FONTE repubblica.it

Il partito del Sud si ispira all’azione di Guido Dorso

Il partito del Sud si ispira all’azione di Guido Dorso, inascoltato profeta del Sud che nel dopoguerra fondò il Movimento popolare meridionale nella consapevolezza che il superamento delle difficoltà del Sud non poteva avere luogo senza il ricambio ed il rinnovamento della classe politica: rinnovamento, che, secondo Guido Dorso, poteva essere determinato da una nuova classe dirigente e da una rivoluzione delle coscienze indispensabile per favorire nuovi rapporti tra governanti e governati, tra amministratori ed amministrati, tra istituzioni e cittadini. Guido Dorso scriveva nel suo libro “la rivoluzione meridionale”: “No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l'esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile... “.

Tutta colpa di Garibaldi - La spedizione dei Mille

sabato 12 novembre 2011

DDL Stabilità, tutte le misure approvate

Dalle pensioni alla mobilità per gli statali in esubero, dalle dismissioni ai tagli ai ministeri, dal rifinanziamento della Legge Mancia a quello della mini-naja.
Sono alcune delle misure contenute nella Legge di Stabilita' che ha ottenuto il via libera definitivo della Camera, insieme al ddl Bilancio, senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato.
Non ci sono le norme sui cosiddetti licenziamenti facili, ne' la patrimoniale o la reintroduzione dell'Ici, interventi che erano stati ipotizzatinei giorni scorsi per rispondere alle richieste della Ue.
Nel Pacchetto non rientrano nemmeno misure a favore delle zone alluvionate di Liguria e Toscana perche' bisognera' aspettare la quantificazione dei danni.
Di seguito i principali interventi, tra misure gia' note e ultime novita' introdotte a Palazzo Madama.

- PENSIONI Certificato l'aumento dell'eta' pensionabile. Pensionedi vecchiaia per tutti i lavoratori a 67 anni entro il 2026 e a70 nel 2050.
- LAVORO GIOVANI E DONNE Azzeramento, per i primi tre anni, della quota dicontribuzione a carico del datore di lavoro che occupi fino a 9addetti, per i contratti di apprendistato stipulati negli anni 2012-2016. Successivamente l'aliquota sara' del 10%. Incentivi Economici anche per il lavoro femminile. Previsto un contrattodi inserimento per le aree geografiche il cui tasso dioccupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali a quello maschile o il cui tasso di disoccupazionefemminile superi di 10 punti percentuali quello maschile.Prevista anche la deduzione Irap che per l'anno 2012 ciascunaregione puo' disporre relativamente ai contratti aziendali nelsettore privato. Incentivi per il part-time e il telelavoro.
- MOBILITA' STATALI IN ESUBERO Gli statali in soprannumero potranno essere posti 'indisponibilita' con un'indennita' pari all'80% dello stipendioper due anni. Soppresse alcune indennita' e rimborsi pertrasferimento (escluso comparto sicurezza, difesa e soccorsopubblico).
- SGRAVI FISCO PER CONTRATTI PRODUTTIVITA' Sgravi fiscali e contributivi per i contratti diproduttivita' e contrattazione aziendale di prossimita'.
- AMMORTIZZATORI SOCIALI Proroga ammortizzatori sociali in deroga.
- TAGLI AI MINISTERI I tagli complessivi delle spese rimodulabili deiministeri, dopo le modifiche al Senato, sono pari a 9,606miliardi nel 2012, 4,401 nel 2013 e 4,259 dal 2014.
- TAGLI A SICUREZZA, GDF E VIGILI DEL FUOCO Tagli per 2 milioni di euro alle spese di vitto del personale dell'Arma dei Carabinieri fuori sede e del personale della Guardia di Finanza, impiegati per il servizio di ordine pubblico. Riduzione di spesa per il personale volontario dei vigili del fuoco per 57,7 milioni di euro per il 2012 e 30milioni dal 2012. Dimezzamento permanente della durata dei corsi di formazione.
- OSPEDALI Ridotte le risorse per la copertura dei mutui delleregioni nell'edilizia sanitaria.
- TAGLI DIA E FONDO VITTIME REATI MAFIOSI Soppresso da gennaio 2012 il trattamento economico accessorio previsto per il personale della Direzione Investigativa antimafia (Dia). Ridotti gli stanziamenti Alfonso di rotazione per la solidarieta' alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura.
- CAF Riduzione dei compensi per l'assistenza fiscale prestata dai Centri di assistenza fiscale (Caf) dai sostitutid'imposta e dai professionisti abilitati.
- ASTA FREQUENZE Le maggiori entrate rispetto alla stima iniziale di 2,4miliardi (1,6 mld) vengono destinate ai ministeri e al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.
- MENO DIRIGENTI A SCUOLA Passa da 500 a 600 il numero di alunni al di sotto del quale non possono essere assegnati agli istituti dirigenticon incarico a tempo indeterminato.
- PROFESSORI UNIVERSITARI Ridotto congedo per attivita' di studio e di congedo dei professori e degli assistenti universitari.
- 700 MLN A MISSIONI 700 milioni nel 2012 per le missioni di pace.
- AUTOTRASPORTO 400 milioni per misure a sostegno del settore.
- 5 PER MILLE Esteso anche al 2012.
- MINI-NAJA Si rifinanzia e si stabilizza la cosiddetta 'mini-naja': previsti 7,5 milioni nel 2012 e 1 milione dal 2013.
- SCUOLE E UNIVERSITA' NON STATALI Ok a spesa di 242 milioni di euro per il 2012 per le scuole paritarie; 20 milioni per le Universita'
- PRESTITI D'ONORE E BORSE STUDIO Incrementato di 150 milioni per il 2012 il Fondo di intervento integrativo per prestiti d'onore e borse studio.
- TASSA CONCORSI DIRIGENTI PUBBLICI Istituto un diritto di segreteria tra i 10 e i 15 euro per la partecipazione a concorsi di dirigenti pubblici.
- TAGLI FONDO FISPE Ridotto di 52 milioni di euro, per l'anno 2012, il Fondo per interventi strutturali di politica economica.
- AUTO-TAGLI INPS,INPDAP E INAIL Obbligo di ridurre le spese in misura non inferiore a 60 milioni di euro per il 2012, 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni annui dal 2014.
- 150 MLN PER LEGGE MANCIA Arrivano 150 mln di rifinanziamento per il 2012-2013 per la Legge Mancia per microinterventi.
- DISMISSIONI IMMOBILI PUBBLICI Saranno possibili attraverso il conferimento o il trasferimento degli stessi a uno o piu' fondi comuni di investimento immobiliare o a una o piu' societa'. I proventi andranno alla riduzione del debito pubblico.
- DISMISSIONE TERRENI AGRICOLI Sara' affidata all'Agenzia del Demanio che dovra' alienarli mediante trattativa privata (per gli immobili di valore inferiore a 400mila euro) o mediante asta pubblica (per quelli di valore pari o superiore a 400mila euro).
- MENO TAGLI ALL'EDITORIA Ridotti i tagli di 19,55 milioni di euro nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,902 milioni nel 2014. In precedenza erano previsti tagli rispettivamente di 69,8 mln, 58,06 mln e 46,14 mln.
- RADIO RADICALE Avra' un finanziamento di 3 milioni di euro per il 2012.
- BONUS BEBE' Proroga sino al 2014 del fondo nuovi nati.
- AUTOSTRADE Defiscalizzazione per concessionari, attraverso Irap eIva, per la realizzazione di nuove autostrade con il sistema del project financing.
- TAGLI PIU' SOFT PER REGIONI Redistribuzione tra le regioni delle compensazioni aitagli previsti dall'ultima manovra agli enti territoriali grazie al ricorso ai proventi della Robin Tax sul settore energetico.
- TORINO-LIONE, RISCHIO ARRESTO Le aree interessate alla realizzazione dellaTorino-Lione sono di 'interesse strategico nazionale', chi visi introduce sara' punito con l'arresto da tre mesi a un anno eun'ammenda da 51 a 309 euro.
- BENZINA Nuovo aumento delle accise sulla benzina e sul gasolio dal 2012 per rendere strutturale la deduzione forfettaria vigente dal 1998 a favore dei distributori di carburante. Le Aliquote di accisa sulla benzina e sul gasolio sono fissate dalprimo gennaio 2012 a 614,20 e a 473,20 euro per mille litri di prodotto e dal 2013 a 614,70 euro e a 473,70 euro per millelitri di prodotto.
- STOP TARIFFE MINIME PROFESSIONI Liberalizzazione degli ordini professionali conl'eliminazione delle tariffe minime dei professionisti entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge.
- ANAS Dall'1 gennaio 2012 trasferira' a Fintecna tutte le suepartecipazioni.
- STRETTA DEBITO ENTI LOCALI Gli enti territoriali parteciperanno alla riduzione deldebito pubblico a partire dal 2013. La partecipazione di ogniente sara' stabilita' in relazione al debito medio pro capite.Stretta per ricorso a mutui e altre forme di finanziamento.
- DEBITI ENTI LOCALI Gli enti locali con debiti, su istanza del creditore,dovranno certificare che i loro debiti sono 'certi, liquidi edesigibili' per facilitare la cessione del credito a banche ointermediari finanziari. Viceversa il Tesoro nomina uncommissario ad acta.
- PRIVATIZZAZIONE SERVIZI PUBBLICI LOCALI Il governo potra' esercitare il 'potere sostitutivo' segli enti locali non rispetteranno le disposizioni in materia diliberalizzazione dei servizi, per realizzare un sistemaliberalizzato dei servizi pubblici locali di rilevanzaeconomica attraverso la piena concorrenza nel mercato e diperseguire gli obiettivi di liberalizzazione e privatizzazione.
- BUROCRAZIA ZERO In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2013,sull'intero territorio nazionale si applica la disciplina dellezone a burocrazia zero.
- PIU' CARI I CONTRIBUTI PER PROCESSI Aumento del contributo unificato: +50% per i giudizi diappello e +100% per i giudizi in Cassazione. Il Governo stimadi incassare 17,1 milioni di euro in piu'.
- GIUDICI TRIBUTARI Rimodulazione del punteggio per l'assegnazione degliincarichi ai giudici tributari.
- TERREMOTO IN ABRUZZO La ripresa della riscossione delle tasse per iterremotati avverra' da gennaio 2012 in 120 rate mensili.L'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo e' ridotto al 40%.
- POLICLINICI UNIVERSITARI Finanziamento di 70 milioni per il 2012 a favore deipoliclinici universitari gestiti direttamente da Universita'non statali. Finanziamento di 30 milioni per il 2012 perl'Ospedale Bambino Gesu'.
- EXPO 2015 Restano fuori dal Patto di Stabilita', in viastraordinaria, per il 2012, l'indebitamento della provincia e del comune di Milano per investimenti legati alle opere essenziali connesse al grande evento.
- SALTA CATALOGO ARMI Abrogato il catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.
- DEROGA PATTO INTERNO BARLETTA Deroga al patto di stabilita' per il comune di Barletta per le spese (1 milione) sostenute per la realizzazione degli interventi dopo il crollo del fabbricato in Via Roma in cuimorirono 5 donne il 3 ottobre scorso.

FONTE:  abruzzo24ore.tv

Il ddl stabilità è legge: il premier atteso al Quirinale alle 20.30 per le dimissioni. Sarebbe stato trovato l'accordo tra il capo del governo uscente e Mario Monti

Il futuro governo Monti avrebbe la strada spianata: ci sarebbe un accordo tra il premier uscente Silvio Berlusconi e il neosenatore a vita per dare l'appoggio ad un governo a componente tecnica, seppur a tempo. Ma prima ci dovranno essere le dimissioni del premier, le consultazioni e il conferimento del mandato da parte del presidente della Repubblica. La macchina si è messa in moto dopo che la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva con 379 voti a favore 26 no e 2 astenuti il ddl stabilità. Tensioni in aula in precedenza dopo gli interventi di Dario Franceschini (Pd) e Francesco Cicchitto (Pdl), con i supporter del premier che gridavano «Silvio, Silvio», mentre i leghisti tuonavano «elezioni, elezioni». Le dichiarazioni di voto sono state l'ultimo atto della stagione politica berlusconiana, almeno per quanto riguarda questa legislatura. Da segnalare quella di Franceschini per il quale: «Quanto tempo si è perduto. Quanto sarebbe stato diverso se il 14 dicembre dell'anno scorso quel voto fosse andato diversamente, non avremmo sprecato un anno. E di quelli che hanno causato quella situazione ci sono nomi e cognomi agli atti parlamentari, e non li dimenticheremo».
«I mercati sono riusciti dove non è riuscita la sinistra italiana, a far cadere Berlusconi, grazie ad un complesso di interessi economici e finanziari che oggi gioca una partita decisiva sulla tenuta dei governi e sulla tenuta democratico» ha replicato subito dopo Cicchitto.
La giornata parlamentare si è chiusa di fatto con un'invettiva del responsabile Domenico Scilipoti: «Il giorno 14 di dicembre 2010 ho fatto una scelta e di quella scelta non mi pento», ha assicurato il deputato di Popolo e territorio, «è stata sventata un'operazione che cercava di portare a Palazzo Chigi un personaggio importante che aveva rapinato gli italiani con i derivati». «Oggi si sta facendo un colpo di Stato perchè questo è l'ultimo parlamento eletto dai cittadini italiani», ha gridato. «Da domani saremo commissariati da un personaggio che appartiene alla lobby delle banche ed è stato indicato non certo per salvare l'Italia, ma per garantire un gruppo di mercenari e di delinquenti». SBOCCO FINALE - La crisi di governo sta quindi per arrivare al suo sbocco finale: incarico al neosenatore a vita Mario Monti. Da quanto trapela inizieranno infatti già domenica le consultazioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la formazione di un nuovo governo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è atteso questa sera alle 20.30 al Quirinale per le dimissioni. Non appena il premier avrà formalizzato le dimissioni, il Quirinale comunicherà il calendario delle consultazioni. Il premier infatti ha scelto, dopo aver presieduto, come da prassi, l'ultimo consiglio dei Ministri, di partecipare, prima di salire al Colle, ad un vertice del Pdl che dovrà definitivamente chiarire la posizione del partito nei confronti del possibile incarico a Monti. Nel corso del consiglio dei Ministri Berlusconi «ha ringraziato sentitamente i colleghi di governo per il proficuo e intenso lavoro compiuto e ha rivolto un ringraziamento particolare al sottosegretario Gianni Letta». Berlusconi poi nel corso del vertice del Pdl ha spiegato che «la sinistra non vuole che Gianni Letta faccia parte del nuovo governo».
LA GIORNATA DI MONTI - A fare da contraltare alla giornata del premier uscente c'è quella del (probabile) prossimo presidente del Consiglio. Quello che viene indicato da tutti come il premier in pectore, infatti, ha varcato il portone di palazzo Giustiniani dove si trovano i suoi nuovi uffici poco prima delle 9 e 30 di sabato mattina. Appena un'ora dopo l'incontro con il neo presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani insieme al suo vice Enrico Letta hanno avuto un incontro informale con il neosenatore sempre a Palazzo Giustinani. Poi c'è stato l'incontro a Palazzo Chigi fra Monti e il premier Silvio Berlusconi, durato oltre 2 ore, presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il segretario del partito Angelino Alfano. Qui, come detto, Monti avrebbe ottenuto il via libera da parte del premier al nuovo governo. Poi Monti ha incontrato il leader dell'Udc Pierferdinando Casini.
FONTE corriere.it

Quelle menzogne per l’ Unità d’Italia - intervista a Pino Aprile

NEW YORK (November 4, 2011) - Intervista al giornalista Pino Aprile, autore del fortunato quanto discusso caso editoriale ’Terroni’ sul conflitto tra Nord e Sud e l’Unità d’Italia. L’immagine di copertina del libro ne comunica efficacemente il contenuto: un’Italia meridionale rovesciata con la Sicilia sopra. Lo scrittore ci anticipa i temi che verranno affrontati nel prossimo dibattito a New York che lo vedrà parlare insieme a Lorenzo Del Boca (autore di un altro libro controverso "Polentoni") con la moderazione del Prof. Anthony J. Tamburri
Com’è nata l’idea di scrivere Terroni "Tutto quello che è stato fatto perche gli Italiani del Sud diventassero meridionali? Quanto studio c’è dietro?
Avevo sempre creduto ai libri di storia. Ma qualcosa non quadrava: perché, se i meridionali erano poveri, arretrati e oppressi, quando li hanno liberati, modernizzati e arricchiti, invece di essere contenti, si sono opposti per anni, armi in mano? Davvero tutti quei briganti, al Sud? E perché, quando la risposta delle armi è risultata perdente, piuttosto che godersi il “paradiso di importazione”, se ne sono andati a milioni, mentre prima non emigrava nessuno? Più trovavo risposte, più crescevano le domande. Ho cominciato a scrivere, ma senza ancora l’idea di ricavarne un libro (avrebbe dovuto essere il mio primo, è venuto fuori ottavo): dopo trent’anni, duranti i quali, fortunatamente, ho anche fatto altro..., è nato “Terroni”.
La storia del Risorgimento va riscritta secondo te. Stiamo vivendo su delle menzogne quindi.... Puoi anticiparci qualcosa...
Ogni popolo, ogni Stato, ogni grande impresa ha bisogno di miti fondanti, sintesi fiabesche e un po’ bugiarde, ma facilmente trasmissibili: che ne dite di Guglielmo Tell, del Cid Campeador, di Rolando, paladino di Francia? Teniamoci pure Garibaldi e la favola di mille idealisti che sconfiggono, da soli, un regno di nove milioni di persone, un esercito di oltre centomila uomini; poi raccontiamoci come sono andate davvero le cose: una congiuntura storica di entusiasmi e interessi che offre al Piemonte l’opportunità di allargarsi oltremisura, in nome dell’Unità d’Italia, e mettere le mani nelle casse dei vari Stati preunitari, via via annessi. L’Italia andava fatta; anche gli Stati Uniti, il Giappone, si unificavano, negli stessi anni, con guerre e stragi; ma dopo, eroi e ragioni delle parti opposte sono approdate con pari dignità nei libri di storia e nella memoria della nazione. In Italia, il Sud continua a essere diffamato, prima per giustificare l’invasione, oggi la discriminazione: meno soldi, meno strade, meno ferrovie, meno aeroporti, meno opportunità, meno potere, meno rispetto.
Il tuo libro provoca subito una forte reazione emotiva. Da una parte o dall’altra. Immagino che però il tuo intento sia quello di portare chi ti legge a riflettere. Hai qualche consiglio di metodo?
Finito il libro, mi sono chiesto come mai opere ben più valide, di giganti come Salvemini, Dorso e tanti altri, non avessero prodotto i risultati che, non solo secondo me, meritavano. Mi sono detto che forse erano troppo attenti a esporre con la distanza del professore (e sì che alcuni, vedi Salvemini, erano dotati di grande ironia e humor). Così, ho deciso di raccontare anche i miei sentimenti, la dolorosa meraviglia, la rabbia, il senso dell’essere stati traditi. E mi sono accorto che reagivo come un lettore del mio libro. Questo mi ha reso uno di loro.
Terroni, ha riscosso un gran successo di vendite e ha suscitato un forte dibattito in Italia. Ora è tradotto anche in inglese. Che cosa ti aspetti dal lettore americano, italoamericano? Hai già dei feedback?
Lo racconto con un episodio: lessi una recensione al mio libro, da parte di un italo americano (appresi dopo che lavora alla Nato, a Bagnoli). Era un testo molto ragionato e ben scritto, al di là delle lusinghiere cose che diceva di “Terroni”. Scrissi all’autore per ringraziarlo. Lui mi rispose che era lui a dirmi grazie, per aver finalmente capito perché, pur chiamandosi Quattrone, lui, come suo padre, è nato a New York, e in Italia è un extracomunitario.
Non credi che l’orgoglio meridionalista rischi di creare un’anti lega del Nord, insomma una nuova lega del Sud?
Assolutamente no. La Lega è un partito razzista (ma non significa che lo sono tutti quelli che la votano, in buona fede); e si è inventata una identità e una patria, la Padania, mai esistita, per continuare a pretendere privilegi per una parte del Paese, a danno della parte più svantaggiata. Il Sud chiede equità, pari trattamento e questo vale per qualsiasi area del Paese cui non si offrano le stesse possibilità di viaggiare, studiare, curarsi, trasformare in opportunità di sviluppo le proprie doti.
Attualizziamo il tuo discorso storico. Quanto è importante il messaggio del tuo libro per i giovani?
Sapere come è nato davvero il nostro Paese è il primo passo per distruggere i pregiudizi che lo dividono. La verità unisce. I giovani di oggi, paradossalmente, conoscono meglio il resto del mondo (grandi possibilità di comunicazione, internet, social network, viaggi facili a poco prezzo, un’Europa senza frontiere e con una moneta unita), che il proprio Paese, del quale credono di sapere già tutto quel che serve. Guardando al proprio Paese con la meraviglia del forestiero, lo riscoprono: il recupero della memoria tradita rende curiosi.
Oggi la distanza nord-sud è sempre più acutizzata dalla crisi economica. Chiaramente non riguarda solo il nostro Paese. Cosa ha di specifico secondo te l’esperienza italiana?
Qualunque sia il periodo della storia umana che si voglia considerare, l’Italia vi è presente, al massimo livello, dalla preistoria alla storia (etruschi, greci, fenici, romani, rimescolamento di genti con le invasioni barbariche, Rinascimento... e ancora oggi, il nostro è uno dei primi dieci Paesi al mondo). Per rendere meglio l’idea: la Mesopotamia fu grande, poi non fu; l’Egitto fu grandissimo, poi non più; la Grecia fu immensa, poi scomparve... L’Italia c’è sempre. Con il Risorgimento, l’Italia ricorse alla creazione di una colonia interna, il Sud, per avviare il suo sviluppo industriale al Nord e inseguire i Paesi europei già molto avanti su quella strada (Gran Bretagna, Francia). Sino a raggiungerli. Ma quella divisione, Nord-Sud, è rimasta e viene ancora usata, allo stesso scopo. In questo, il nostro Paese è rappresentazione e sintesi del mondo. Ex colonie o Paesi sottomessi con le armi o l’economia si sono affrancati e hanno preso slancio (Cina, India, Brasile, Polonia), recuperando la consapevolezza del loro diritto a stare alla pari con gli altri attori nel mondo. Riappropriarsi della propria storia può portare allo stesso risultato, in Italia. Dico Italia, non Sud.
Nella presentazione al Calandra Institute, dove hai avuto un grande successo di pubblico, tra le tante cose hai detto: “L´Italia è nata nel sangue. Anche gli Usa sono nati nel sangue. Tutti i paesi nascono nel sangue. Anche noi, ognuno di noi é nato nel sangue, quello di nostra madre. Ma poi ci hanno pulito, allattato, coccolato, cresciuti... siamo diventati parte della famiglia. Ma il Sud é nato nel sangue e non é mai diventato della famiglia". Forse si può partire proprio da questo confronto per capire.... Perché è così diverso il percorso storico italiano rispetto a quello americano?
Non credo di essere in grado di spiegarlo. Ma non si può non notare che gli Stati Uniti sono nati dall’incontro (e dallo scontro) di scampoli di popoli e culture, in tempi brevissimi e cominciando, in un certo senso, da zero; in Italia, ha pesato l’opera di millenni e di molte idee. E quando le idee, le vie possibili sono troppe, solo una grandissima, condivisa intelligenza può ordinarle in un disegno unico; o una spaventosa violenza, che poi va giustificata, incolpando il vinto. Io credo che l’Italia non abbia avuto tutta l’intelligenza necessaria, nel momento giusto. Accorgendosene, si può rimediare: il 14 agosto scorso, anniversario della strage di Pontelandolfo e Casalduni (mille bersaglieri con diritto di stupro e di saccheggio cancellarono due paesi di 5000 e 3000 abitanti, per rappresaglia), con un suo messaggio, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedeva perdono del massacro, a nome del Paese. Un passo importante, il più difficile, per cominciare mille miglia.

 FONTE: agoramagazine.it

Il Sud ha perso l’occasione di essere Grande

Prima la fiducia, poi il no ad elezioni anticipate. Grande Sud, il movimento fondato dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, ha ribadito la propria fedeltà al premier Berlusconi, nonostante tutto. Certo, non che ci si aspettasse un passo diverso, ma il partito a cui ha aderito – tra gli altri – Adriana Poli Bortone, ha perso una occasione importante: dare una spallata al governo, rendendosi forza autonoma in grado di portare rinnovamento al Sud. Al di là delle idee politiche, infatti, a Miccichè va il merito di aver creato un movimento che si propone di aggregare varie forze meridionaliste e di fare gli interessi del Mezzogiorno. Almeno sulla carta.
Alla prova dei fatti, però, come del resto già sottolineato in precedenza su Il Sud,  il nuovo partito del Mezzogiorno sta dimostrando di essere imbrigliato nelle logiche di governo, senza alcuna possibilità di smarcarsi e rappresentare una voce autonoma ed indipendente del Meridione.  Come si fa ad appoggiare un esecutivo che ha fatto poco o nulla per il Sud?  Se davvero Grande Sud vuole essere l’antilega, con un seguito popolare di tutto rispetto, dovrebbe pensare meno a Silvio e, con coraggio, proporsi con forza autonoma in grado di dare risposte concrete al Sud, che da troppi anni aspetta uomini in grado riscattare un territorio martoriato dalla malamministrazione.

FONTE ilsud.eu

L’Italia salvata dai terroni? Solo nel mondo dei sogni

Il nuovo pamphlet filoborbonico di Pino Aprile porta sul banco degli imputati i polentoni, che non sarebbero secondi a nessuno quanto a corruzione e malcostume Ma le cose non stanno così

Pino Aprile, autore del fortunatissimo Terroni, diventato «un vessillo della nuova fierezza meridionale», licenzia ora un libro che s’intitola Giù al Sud (Piemme, pagg. 472, euro 19,50). Il sottotitolo recita Perché i terroni salveranno l’Italia.

Sull’onda di revanscismo emotivo creata dal successo di Terroni, Aprile ha partecipato, appunto, giù al sud, a innumerevoli convegni, presentazioni, dibattiti. Quel vagabondare, e quei contatti con luoghi e con uomini, gli hanno fornito ampia materia per un secondo saggio sulla questione meridionale.
Nelle prime pagine Aprile sembra volersi dedicare a positive realtà meridionali che sono state e sono ignorate o sminuite. «C’è un sud che sta perdendo la subalternità... C’è una generazione di meridionali che non vuole più andarsene e, conoscendo il mondo, vuol saperne di più sul suo Sud e viverci: e, per viverci bene, migliorarlo, migliorando la propria condizione; e pensa di poter fare molto con poco e che quel poco a Sud valga più del molto altrove». Un incipit incoraggiante. Dopo il quale, a mio parere, anche Giù al Sud riprende, sulla scia di Terroni, le caratteristiche d’un pamphlet scritto benissimo, ricco di informazioni preziose, ma aderente a una tesi preconcetta secondo la quale un sud opulento e progreditissimo è stato stuprato dalla ferocia dei rozzi piemontesi. Stuprato a tal punto che ancor oggi, centocinquant’anni dopo, la vergogna dura.
Leggendo dobbiamo convincerci, ad esempio, che la criminalità organizzata non inquini particolarmente il meridione, ma furoreggi tra i polentoni. Milano - punta l’indice Pino Aprile - è la quarta città italiana per sequestri di beni mafiosi, la capitale del traffico di cocaina, la principale base operativa per ’ndrangheta e mafia. Non ne dubito. Osservo però che gli arrestati e incriminati, a Milano, perché coinvolti nell’azione delle cosche mafiose o camorriste difficilmente hanno per cognome Brambilla o Galbusera. Leggendo dobbiamo convincerci che le nostre impressioni e convinzioni sugli scandali siciliani erano frutto di malanimo, che gli studi - Luca Ricolfi - secondo cui il settentrione è drenato dal sud sono basati su dati falsi, che l’isola non succhia risorse dello Stato ma anzi gliene elargisce a dismisura: insomma virtuosa non è la Lombardia, è la Sicilia. Sarà.
Continuo tuttavia a non capire perché la regione Sicilia debba avere un numero di dipendenti che è sei volte quello della Lombardia, e in forza di quali insensate leggine regionali un funzionario sia andato in pensione con 30mila e passa euro al mese. Aprile - che non può vedere Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione - liquida come diffamatoria la persuasione diffusa che al Sud i voti scolastici siano più alti che al nord, così da agevolare i ragazzi nei concorsi. Davvero è solo una calunnia? La smentita arriva proprio dalla biografia della Gelmini la quale, dovendo sostenere l’esame per l’abilitazione alla professione forense, ha evitato le severe commissioni giudicanti del nord e s’è rifugiata in un accogliente diplomificio meridionale. Il nord si guardi dal far prediche al sud, si intima, perché ha avuto la Parmalat e il Banco Ambrosiano. Mi guardo bene dal negare che al nord vi siano corruzione, scandali, mala amministrazione. Ma il sud che fa prediche al nord, addebitandogli perfino lo sconcio della monnezza, è un paradosso.
Aprile liquida come razzista e fascista la Lega, che personalmente ho in forte antipatia. Ma quell’accusa sbrigativa fa torto a un movimento che con tutte le sue grossolanità e le sue pulsioni xenofobe ha avuto un’importante dimensione politica. Diciamo del bossismo tutto il male possibile, ma riconoscendo che alcuni sindaci del Carroccio sono stati e sono ottimi. Ne avessero di così bravi nei disastrati comuni del sud.
Forse sono troppo puntiglioso nel sostenere alcuni miei punti di vista che giù al Sud saranno bollati come biecamente padani. Ma avrei preferito che Pino Aprile, uomo fine e intelligente, non mettesse sul banco degli imputati il nord - personificato dal governo dell’epoca - per il terremoto di Messina del 1908. L’immane disastro ebbe (in grande), le conseguenze che ogni calamità naturale ha in Italia.
Disorganizzazione, confusione, corruzione, scandali, brutalità, sciacallaggio. È possibilissimo che innocenti familiari delle vittime, aggirantisi tra le macerie, siano stati fucilati come sciacalli.

«Sembrava quasi - scrive Pino Aprile - che il governo italiano avesse colto l’occasione del disastro per punire Messina, piuttosto che aiutarla. E a ben guardare il sospetto potrebbe non essere infondato, perché la rocca messinese, con quella di Civitella del Tronto, fu l’ultima a cedere all’assedio delle truppe piemontesi. La città aveva dimostrato, in maniera plateale, la sua disistima al nuovo governo, alle elezioni del 1866».
Vale a dire che quando i militari o funzionari inviati a Messina si comportarono in maniera deplorevole lo fecero perché quasi mezzo secolo prima le truppe sabaude avevano espugnato la città. Che memoria.
Mario Cervi

FONTE: ilgiornale.it

venerdì 11 novembre 2011

La via meridiana che dissolverebbe la Lega Nord di N. Salerno


La via meridiana che dissolverebbe la Lega Nord
Penso che ogni paese sviluppato anelerebbe ad avere sovranità sul meridione d’Italia. Se non altro per la sua imparagonabile posizione geografica, di ponte tra i paesi del mediterraneo in via di democratizzazione e di sviluppo e il mondo occidentale.
Fa eccezione solo La Lega Nord che ha fatto dell’anti-meridionalismo la sua stessa ragione di esistere. E così, facendo del pregiudizio e dei discutibili stereotipi anti-meridionali la sua stessa linfa, è costretta a non riconoscere nello sviluppo del Sud le grandi opportunità economiche che si aprirebbero anche per la cosiddetta Padania grazie al rapporto privilegiato che le industrie del nord avrebbero rispetto alla concorrenza internazionale.
Sta qui a mio modesto avviso l’empasse politico che negli ultimi venti anni ha precluso ogni possibilità di sviluppo delle regioni meridionali. Per carità niente di nuovo. Solo il ripetersi della solita litania: il sud Borbone, il sud brigante, il sud malavitoso, il sud parassita, etc.. Insomma la moderna via leghista con la quale si perpetua lo status di colonia al quale è stato relegato il Sud dall’ unità ad oggi.
Per la lega lo sviluppo del Sud significherebbe l’estinzione, l’eutanasia politica? E infatti basta il solo anelito di una politica nuova (e si spera efficace) per Napoli ad intensificare i continui, ingiustificati e rozzi attacchi di Tele/Radio Padania al neo sindaco della città partenopea. Invettive spesso prive di ogni fondamento e che sono solo il tentativo squallido di procacciarsi ossigeno che a quanto pare, stando ai sondaggi più recenti, sembra iniziare a scarseggiare. Insomma se Napoli (e in generale il Sud) sale, la Lega si dissolve.
Permettetemi una breve digressione. In tutta onestà, da meridionale, mi chiedo, dopo aver appoggiato per anni un governo appeso al chiodo (anti meridionale) leghista, con i risultati fallimentari per il Sud che sono sotto gli occhi di tutti, come si possa nutrire speranza da certi esponenti politici. Come è vero che l’abito non fa il monaco, è assai improbabile che il solo indossare la veste (pseudo) meridionalista possa fornire a "Grande Sud" quello slancio e quelle capacità che per lustri non si sono palesate. E il dubbio che gli interessi non siano proprio quelli dei meridionali sembra essere legittimo considerando che mantengono, anzi mantenevano in vita un governo asfittico a trazione leghista.
Meraviglia poi come gli imprenditori del nord (non la finanza che ha ben altre mire) non si rendano conto di come lo spirito di autoconservazione della Lega Nord e purtroppo la diffusione del leghismo in genere (PD e PDL non ne sono immuni) sia, non la sola ovviamente, ma una delle principali cause interne della recessione verso la quale si stanno avviando.
Ed è veramente strano che non si rendano conto del fatto che gli stanziamenti a sostegno delle politiche di sviluppo per il Sud, se attuate con rettitudine (e qui sarebbe chiamata in causa anche una nuova e rinnovata classe dirigente meridionale), potrebbero essere, non delle mere spese e/o costi morti, ma al contrario buoni investimenti anche per il loro apparato industriale. Se lo facessero ne conseguirebbe un quadro politico completamente diverso. Si avrebbe una convergenza di obiettivi vincente da contrapporre alla municipalistica e perdente dualità (nord-sud) di interessi attualmente imposta dalla Lega di Bossi. Basterebbe guardare a quello che sono riusciti a fare i tedeschi dopo la caduta del muro.
Ma una tale visione richiederebbe, patriottismo a parte, un atteggiamento di apertura, coraggio e intraprendenza che sembra proprio non albergare dalle parti della cosiddetta Padania. Dove invece sembra prevalere l’opposto: chiusura, remissione, municipalismo endemico. In una sola parola, paura.
I Borbone, già nel 1817, avevano concepito una legge sull’immigrazione volta a favorire le eccellenze anche non indigene: chi poteva dimostrare di possedere risorse e/o buone idee volte al miglioramento della qualità della vita del Regno, poteva richiederne la cittadinanza. Con più di due secoli di anticipo, un po’ come è avvenuto e continua ad avvenire negli USA (e in generale in tutto il mondo) dove le università e i centri di ricerca sono sempre alla caccia delle menti migliori, indipendentemente dalla nazionalità. Anche questo atteggiamento di apertura è stato alla base dei primati raggiunti dal Regno delle Due Sicilie e per venire ai tempi nostri, alla base della supremazia tecnologica raggiunta dagli Stati Uniti, almeno fino ad oggi. Vi risulta che gli americani (nel bene e nel male) per questo si siano allontanati dalla loro propria autodeterminazione?
Esattamente all’opposto del federalismo folcloristico di Calderoli (l’ennesima porcata anti-meridionale) che sostiene che bisogna privilegiare nelle graduatorie i residenti magari anche a prescindere dal merito. A sostegno di tale discutibile posizione pone anche un assai dubbio interesse municipale affermando che le risorse prodotte dal territorio devono essere riservate in primis ai residenti di quel territorio. Costituzione italiana a parte, viene da chiedersi: ma destinare le risorse al merito non onorerebbe di più il lavoro di chi ha prodotto quelle risorse? In altri termini. se l’insegnante (indipendentemente dalla provenienza) è obiettivamente più bravo del collega residente, si fa un favore o un torto al futuro dei figli (anche) padani? E in ogni caso, il problema di trovare meccanismi selettivi che diano maggior peso al merito vi sembra si possa risolvere innalzando medievali muraglie padane?
E noi meridionali, cosa possiamo (ancora) offrire al nostro presente e al futuro dei nostri figli? Come fare tesoro del nostro straordinario recente passato, delle nostre illuminate tradizioni e dei nostri costumi? Non rincorrendo nostalgiche e velleitarie ri-proposizioni di un mondo che fu. Ma nel senso di raccogliere la sfida dell’attualizzazione dello spirito, del metodo, dell’apertura (senza sottomissione) verso il mondo, e in genere della concezione della vita che ha portato i nostri avi, in poco più di un secolo prima del 1860, a brillare tra le civiltà più avanzate della terra.
Mi viene in mente il motto vichiano, verum ipsum factum. Ovvero, come sosteneva Vico alla fine del ‘700, si può veramente conoscere solo ciò di cui si è facitori. E noi meridionali abbiamo smarrito la nostra via perché non conosciamo la nostra storia. E non la conosciamo perché i facitori di quella storia non siamo stati noi e tutt’ora non lo siamo. Da 150 anni ci fanno danzare una danza che non è la nostra danza con una musica che non è la nostra musica. E così ci hanno reso goffi, sgraziati e privi di orgoglio.
Ecco allora l’urgenza di ri-fare nostro il motto vichiano e ri-cominciare a danzare la nostra danza al ritmo della nostra vera musica. Perché solo così (forse) riusciremo a contrapporre una più coraggiosa e aperta via meridiana alla vile, municipale e fallimentare via leghista…

Nicola Salerno