giovedì 13 settembre 2012
Ecco il giornale del Sud Ma la sede sarà a Roma
Un nuovo quotidiano. Ma soprattutto un quotidiano del Sud. E non potrebbe essere altrimenti visto che l'idea è di Pino Aprile, giornalista e scrittore, che col suo libro Terroni ha raggiunto uno strepitoso successo anche all'estero. I suoi sostenitori, (Partito del Sud, Partito per il Sud, L'altro Sud e Insieme per la Rinascita) sognavano un impegno politico ma per il momento l'impegno sarà solo editoriale. «Fonderò il primo quotidiano nazionale del Sud», ha dichiarato Aprile, in quanto il Meridione «non ha possibilità di raccontarsi». Il nome della testata? Per il momento è top secret, ma non si chiamerà Terronia. La sede centrale invece non sarà al sud: né Napoli né Bari né Palermo, bensì a Roma.
Fonte: ilgiornale.it
domenica 9 settembre 2012
8 Settembre 2012 una giornata fuori dall’ordinario

A Bari, nella bella sala del Consiglio Comunale, abbiamo seguito i lavori della giornata voluta da Marco Esposito, assessore meridionalista del Comune di Napoli. In questa giornata, noi tutti firmatari della lettera a Pino Aprile, abbiamo potuto incontrare lo scrittore ed avere un resoconto meditato di quanto lui aveva elaborato in merito alla richiesta di porsi alla testa del nostro movimento per le future elezioni politiche.
Ebbene Pino ci ha spiegato che tale
proposta per quanto lo abbia messo in seria difficoltà, non
rientrando tra le sue priorità, non può essere da lui accettata in
quanto al momento ha un progetto ben più importante: mettere a punto
un grande quotidiano del e per il SUD.
Noi del Gruppo Sannita “Concetta
Biondi” del Partito del Sud, dopo una lunga e intensa discussione
crediamo che:
venerdì 7 settembre 2012
A BARI SABATO L’INCONTRO CON PINO APRILE PER METTERE IN MOVIMENTO IL SUD
Per i movimenti e i cittadini che hanno sottoscritto l’appello a Pino Aprile, giornalista e scrittore, autore di “Terroni” e “Giù al Sud”, libri che sono diventati una sorta di manifesto politico della speranza di rinascita meridionale, sabato arriverà l’ora della verità.
In effetti Sabato, potrebbe essere una data importante per il Sud, una data che, se da un lato, evoca la caduta morale dell’Italia dall’altra evoca la necessità di una svolta profonda, che faccia uscire il Mezzogiorno dal torpore e della marginalità degli ultimi anni.
Pino Aprile, incontrerà a Bari i sottoscrittori dell’appello rivoltogli il 14 luglio scorso a Monte Sant’Angelo (FG) da quattro movimenti meridionalisti e firmato da oltre 1000 tra intellettuali e cittadini.
giovedì 6 settembre 2012
NOI CI SAREMO !!!!
Bari, 8 settembre 2012, Aula Consiliare Comune di Bari, NOI CI SAREMO !!!!
L'appello a Pino Aprile e l'incontro di Bari dell'8 settembre per molti meridionalisti come me è una tappa, importantissima ma sempre una tappa, di un lungo cammino di liberazione del Sud.
Molti ci chiedono cosa vogliamo fare e come ci organizzeremo dopo, a valle della decisione di Pino...ebbene per me ci sono alcune cose sicure ed altre che dovremmo discutere e verificare tra tutti quelli che parteciperanno al progetto.
giovedì 9 agosto 2012
I coordinatori del PdSud di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno sostengono l’appello a Pino Aprile
I coordinatori del PdSud di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno sostengono l’appello a Pino Aprile
I quattro coordinatori provinciali del Partito del Sud delle Province di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno colgono con estrema soddisfazione la notizia che sabato 8 settembre 2012 nella cittadina di Margherita di Savoia (Barletta) si terrà un incontro fra Pino Aprile e i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”, in cui si chiede all’autore di mettersi a capo di “un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento”.
Il Partito del Sud nelle quattro province campane continua nella sua opera di radicamento nel territorio aprendo sezioni e iscrivendo numerose persone che intendono battersi per il riscatto e il rilancio del Sud. Le strutture provinciali del Partito, in collaborazione tra loro, lavorano anche per estendere la presenza del Partito in tutta la regione.
mercoledì 1 agosto 2012
La Posizione del Partito del Sud Gruppo Sannita riguardo l'abolizione delle Provincie ed in particolare della Provincia di Benevento.
La nostra Provincia vide la sua nascita proprio con l’Unità d’Italia il 1860-61 con la caduta del Regno delle Due Sicilie, programmata dalle grandi potenze dell’epoca con l’aiuto della vorace Monarchia Sabauda. La nostra provincia difatti fu realizzata unendo la “liberata” città pontificia di Benevento a quattro limitrofe entità territoriali staccate dalle allora province di Caserta (Terra di Lavoro – Area est, comprensorio Telesino e Sant’Agatese), Campobasso (Molise – Area nord comprensorio Morconese), Avellino (Principato Ultra – comprensorio Apicese e Caudino) e Foggia (Capitanata – comprensorio Fortorino). Ancora oggi nella nostra provincia difatti sono ben riconoscibili le quattro anime, di fatto mai integrate totalmente e che conservano le storiche peculiarità sia territoriali che culturali. Si può difatti arrivare a dire che l’Unità d’Italia che per il Partito del Sud è stata realizzata con scopi ben diversi da quelli dichiarati si rispecchia nella provincia di Benevento, nata male e finita, a questo punto, peggio; sperando che tale conclusione non sia foriera di altri ben più importanti destini, il Partito del Sud Sannio ritiene che questa abolizione sia errata sia nel merito che nelle ragioni addotte. Infatti si è trovato per tale abolizione come motivazioni, una di inutilità degli enti Provinciali ed una di risparmio di risorse e di revisione della spesa pubblica.
mercoledì 11 luglio 2012
Ora fondiamo il Partito del Nord
da Italia Oggi
Miglio aveva ragione, Bossi lo ha tradito. Ora è Merkel a volere l'Europa delle macroregioni
Ora fondiamo il partito del Nord
Bassetti: nasca l'Europa delle regioni, gli Stati si dissolvano
Napoli non è Berlino 12 luglio 2012 presentazione del libro di Isaia Sales
evento organizzato dal Partito del Sud a Napoli
Partiamo dai numeri: 6600 chilometri di strade e 715 di autostrade.
In poco più di vent'anni la Germania ha riversato nei lander dell'Est
1500 miliardi di euro. In 58 anni l'Italia concede al suo Sud una somma
cinque volte inferiore. I numeri raccolgono un sentimento, una visione,
un'idea di nazione. E Isaia Sales illustra la decadenza morale di Napoli
e del Mezzogiorno, la stella caduta di Antonio Bassolino, leader
meridionale che ha guidato la stagione dei sindaci ma non è stato
all'altezza della forza rivoluzionaria della sua investitura, dentro la
cornice di ignavia nazionale. Il successo di Berlino, capitale di tutta
la Germania, punto geografico dove la riunione dell'oriente con
l'occidente si fa sentimento collettivo, diviene anche forza letteraria
espressiva, cultura nuova e aggregante. La città italiana invece resta
sola e assediata dalle sue colpe. Sales non risparmia nulla a Bassolino,
insieme al quale ha conosciuto la mortificazione di un fallimento
consistente, senza appello. Non giustifica l'ex leader, ma chiama in
causa quegli altri. I compagni di Roma, coloro che guidavano il partito e
poi il Paese. E non hanno capito, né aiutato, né vigilato. Se Napoli
non è Berlino c'è un perché. (Antonello Caporale - la Repubblica/Cultura
3 giugno 2012)
Giovedì 12 luglio 2012 - dalle ore 19:00 alle ore 20:30
Libreria Treves, porticato di piazza del Plebiscito - Napoli
presentazione del libro di Isaia SalesNapoli non è Berlinouna riflessione condivisa sul bilancio degli ultimi vent'anni
e sulle prospettive politiche ed economiche su cui basare il riscatto del Sud
e sulle prospettive politiche ed economiche su cui basare il riscatto del Sud
Incontro con l'autore
NAPOLI NON E' BERLINO (Isaia Sales - Baldini Castoldi Dalai, 2012)
martedì 3 luglio 2012
Napoli e Torino nel 1860 come Berlino e Atene oggi
una ricerca paragona l’unificazione dell’Eurozona a quella italiana
Nel suo lavoro, la ricercatrice dimostra che la nascita dell’Italia generò un debito pubblico comune derivato dalla somma dei debiti sovrani dei sette Stati preunitari e verifica l’andamento dei rendimenti delle obbligazioni sovrane dei diversi Stati italiani sulle borse di Anversa, Parigi e Londra, prima e dopo l’unità, dove rimasero quotate fino al 1876 seppur risalenti a prima del 1861 (le emissioni del Regno delle Due Sicilie erano indicate come “Italy-Neapolitan”) a testimonianza del fatto che il mercato finanziario dell’epoca non dava per assodata la sopravvivenza del “progetto Italia unita” dei piemontesi. Il presupposto fondamentale della ricerca è il forte indebitamento del Regno di Sardegna causato dalla natura bellico-militare del Piemonte e caratterizzato da tassi d’interesse elevati, a fronte del sistema economico virtuoso con ridottissimo debito del Regno delle Due Sicilie cui i Savoia fecero pagare il peso finanziario della conquista. Un’altra conferma del fatto che il catastrofico debito pubblico italiano sia stato creato dal Nord piemontese.
La Collet offre delle considerazioni sull’esempio italiano: «Come l’Italia di allora, l’Europa oggi è fatta da stati eterogenei, con economie di dimensioni e condizioni diverse, che parlano lingue diverse e hanno sistemi di imposizione fiscale separati. Il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’Eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto». Poi la considerazione che fa trasalire gli storiografi di sistema che, come al solito, giunge dall’estero, quindi neutrale e non di parte: «Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali. In un certo senso, facendo un parallelo, Napoli e Torino erano la Berlino e la Atene dell’epoca e il debito napoletano fu quello che più fu penalizzato dall’unificazione dei debiti».La ricerca della Collet è complementare ad un approfondimento dell’ex rettore dell’Università di Buckingham Martin Jacomb che sul Financial Times del Luglio 2011 evidenziò come la Grecia abbia subito un impoverimento permanente dopo l’adozione dell’euro analogo a quello che il meridione d’Italia subì dopo l’unità e la conseguente adozione della lira.
Esempi calzanti anche se conservano un distinguo essenziale. Gli interessi economici delle massonerie internazionali, nel caso italiano del 1860, si sposavano con quelli sociali e religiosi. All’Inghilterra anglicana, sovrana di quell’Europa, l’Italia unita era funzionale alla cancellazione del potere temporale del Papa e al potere economico-marittimo nel Mediterraneo del cattolico Borbone. Gli interessi erano molteplici mentre oggi tutto è “ridotto” a una questione monetaria. Inoltre il Piemonte invase il Regno delle Due Sicilie e lo costrinse con le armi a pagare il proprio debito pubblico mentre oggi la guerra monetaria europea non si combatte con le armi ma con i soldi, e appare davvero arduo che la solvibile Germania, vincitrice del conflitto economico contemporaneo, accetti di essere penalizzata dal pagamento del debito dei paesi europei poveri.
“Ccà nisciuno è fesso”, che proverbio bugiardo! Meglio “Ka nischün è fessen”.
Fonte: Blog di Angelo Forgione, Movimento V.A.N.T.O.
lunedì 11 giugno 2012
"Non sarà certo colpa dei Maya"
Dal 24 al 29 luglio, a Monte Sant’Angelo, l’ottava edizione diFestambienteSud, intitolata "Non sarà certo colpa dei Maya", quest’anno si impreziosisce della presenza di giornalisti, scienziati e scrittori che daranno vita alla rassegna “Teatro delle Idee”. Tra gli ospiti: Gian Antonio Stella, Andrea Segré e Patrizio Roversi, Marco Travaglio e Isabella Ferrari, e le prime assolute di Pino Aprile e Federico Rampini, in una percorso che vuole raccontare il passato, il presente e il futuro dell’Italia. Il 12 giugno Federico Rampini a Foggia in una conferenza di presentazione del suo spettacolo.
A proposito delle Due Sicilie
In questi ultimi anni mi è capitato come datore di lavoro, di avere alle mie dipendenze collaboratori stranieri dal Magreb e dai paesi dell’est, uomini in gamba, bravi a svolgere i loro incarichi, lavoratori rispettosi e capacissimi nelle mansioni a cui erano preposti.
Quando però a taluni si domandava il nome, loro rispondevano: sono Giovanni, Giuseppe o Antonio o in altri modi, sempre “italianizzati”, il tutto per ingraziarsi il capo, per risultare più amabili, meno ostici.
Un pò come accade tra le file del nostro meridionalismo, pur di non essere scambiati per neoborbonici, filomonarchici, nostalgici della corona.. si inventano tuttle le formule più assurde, talune abbastanza simpatiche ma perlopiù sono sigle indigeribili, al limite della parodia. Il tutto così, tanto per risultare simpatici agli altri. Ma simpatici a chi? Al padrone? Ai media di regime? Si nasconde la bandiera e l’inno perchè sennò “gli altri” ci prendono per anacronistici.
Ma non si comprende che nel momento in cui si nascondono le proprie origini si è già perso? La bandiera, L’inno, le Due Sicilie sono l’identità, l’appartenenza, la storia, il ventre dal quale proveniamo. Perciò farne a meno, occultarli, è un pò come morire, è dare ancora ragione a chi ha commesso l’assassinio del nostro mondo.
Sono un Duosiciliano, nominativo sconosciuto nei dizionari di italiano, perchè oltre a cancellare due secoli di storia duosiciliana, si è pensato bene di cancellare anche tutto il resto.
Ma io sono un duosiciliano, perchè è questo che rappresento. Non sono uno che ama la protesta tanto per “fare ammuina”, quindi poco mi aggrada vedere personaggi del genere aggirarsi attorno alla nostra lotta, con tanto di vessillo gigliato e poi magari sentirli fare dei distinguo su quello che rappresentano loro e quello che è un duosiciliano.
Non mi piace fischiare gli inni degli altri popoli per esempio, delle nazioni, neppure quello della nazione che ha soppresso e lasciato nell’oblio il mio inno, la mia Patria, il mio Stato, quello delle Due Sicilie.
Se mi è capitato di farlo e di approvare chi lo ha fatto, l’atto di fischiare dico, è perchè il malessere è arrivato a un punto di non ritorno.
Un malessere che ti asfissia e che nasce da tante violenze. Prima fra tutte è sicuramente il mascherare la provenienza storico-territoriale, celare l’identità duosiciliana, perchè altrimenti ti etichettano come neo-borbonico, come filomonarchico..
Quando però a taluni si domandava il nome, loro rispondevano: sono Giovanni, Giuseppe o Antonio o in altri modi, sempre “italianizzati”, il tutto per ingraziarsi il capo, per risultare più amabili, meno ostici.
Un pò come accade tra le file del nostro meridionalismo, pur di non essere scambiati per neoborbonici, filomonarchici, nostalgici della corona.. si inventano tuttle le formule più assurde, talune abbastanza simpatiche ma perlopiù sono sigle indigeribili, al limite della parodia. Il tutto così, tanto per risultare simpatici agli altri. Ma simpatici a chi? Al padrone? Ai media di regime? Si nasconde la bandiera e l’inno perchè sennò “gli altri” ci prendono per anacronistici.
Ma non si comprende che nel momento in cui si nascondono le proprie origini si è già perso? La bandiera, L’inno, le Due Sicilie sono l’identità, l’appartenenza, la storia, il ventre dal quale proveniamo. Perciò farne a meno, occultarli, è un pò come morire, è dare ancora ragione a chi ha commesso l’assassinio del nostro mondo.
Sono un Duosiciliano, nominativo sconosciuto nei dizionari di italiano, perchè oltre a cancellare due secoli di storia duosiciliana, si è pensato bene di cancellare anche tutto il resto.
Ma io sono un duosiciliano, perchè è questo che rappresento. Non sono uno che ama la protesta tanto per “fare ammuina”, quindi poco mi aggrada vedere personaggi del genere aggirarsi attorno alla nostra lotta, con tanto di vessillo gigliato e poi magari sentirli fare dei distinguo su quello che rappresentano loro e quello che è un duosiciliano.
Non mi piace fischiare gli inni degli altri popoli per esempio, delle nazioni, neppure quello della nazione che ha soppresso e lasciato nell’oblio il mio inno, la mia Patria, il mio Stato, quello delle Due Sicilie.
Se mi è capitato di farlo e di approvare chi lo ha fatto, l’atto di fischiare dico, è perchè il malessere è arrivato a un punto di non ritorno.
Un malessere che ti asfissia e che nasce da tante violenze. Prima fra tutte è sicuramente il mascherare la provenienza storico-territoriale, celare l’identità duosiciliana, perchè altrimenti ti etichettano come neo-borbonico, come filomonarchico..
sabato 26 maggio 2012
Biblioteca Girolamini Na - La corruzione viene da lontano
Margherita d’Ambrosio
Quando in Italia si parla di corruzione, viene immediato a tutti pensare alle “tangenti” ed al giro di appalti e di speculazioni di cui le pagine della cronaca italiana trasudano ogni giorno. Viene da pensare ad affari loschi, all’universo dei politici prezzolati ed entrati in politica per perseguire il proprio tornaconto. Alle cosche mafiose, ai camorristi, alla ‘Ndrangheta ed alla Sacra Corona Unita, tristemente assurta agli onori delle cronache di questi ultimi giorni. Viene da pensare alle inefficienze della pubblica amministrazione, agli enormi sprechi di denaro pubblico, alle opere faraoniche incompiute ed a quelle che mai si faranno, come il Ponte sullo Stretto e che comporteranno altro sperpero di denaro pubblico ed altri oneri a carico dei contribuenti per le clausole risolutive dei contratti. Viene da pensare ai faccendieri, agli immobiliaristi, agli intermediari, ai consulenti, ai banchieri, alla pletora di portaborse, segretari, buffoni, giullari di corte e ballerine ed a quanti a vario titolo sono al seguito del potente di turno e beneficiano di privilegi acquisiti non per proprio merito, ma per una più o meno millantata “conoscenza” con l’uomo del momento. Viene da pensare alle nomine dei primari negli ospedali, quasi mai per merito e sempre più spesso dovute alla militanza in un partito. Viene da pensare ai fannulloni del Ministro Brunetta, all’universo dei dipendenti pubblici sfaticati, indolenti, sempre pronti a frodare lo Stato ed a rubare lo stipendio. E così via.
Quando in Italia si parla di corruzione, viene immediato a tutti pensare alle “tangenti” ed al giro di appalti e di speculazioni di cui le pagine della cronaca italiana trasudano ogni giorno. Viene da pensare ad affari loschi, all’universo dei politici prezzolati ed entrati in politica per perseguire il proprio tornaconto. Alle cosche mafiose, ai camorristi, alla ‘Ndrangheta ed alla Sacra Corona Unita, tristemente assurta agli onori delle cronache di questi ultimi giorni. Viene da pensare alle inefficienze della pubblica amministrazione, agli enormi sprechi di denaro pubblico, alle opere faraoniche incompiute ed a quelle che mai si faranno, come il Ponte sullo Stretto e che comporteranno altro sperpero di denaro pubblico ed altri oneri a carico dei contribuenti per le clausole risolutive dei contratti. Viene da pensare ai faccendieri, agli immobiliaristi, agli intermediari, ai consulenti, ai banchieri, alla pletora di portaborse, segretari, buffoni, giullari di corte e ballerine ed a quanti a vario titolo sono al seguito del potente di turno e beneficiano di privilegi acquisiti non per proprio merito, ma per una più o meno millantata “conoscenza” con l’uomo del momento. Viene da pensare alle nomine dei primari negli ospedali, quasi mai per merito e sempre più spesso dovute alla militanza in un partito. Viene da pensare ai fannulloni del Ministro Brunetta, all’universo dei dipendenti pubblici sfaticati, indolenti, sempre pronti a frodare lo Stato ed a rubare lo stipendio. E così via.
martedì 15 maggio 2012
Banca di credito cooperativo: un progetto per il sannio
Carmine Ricciardi (componente dell’ex Cda Bcc di Cerreto Sannita.) Il giorno 29 aprile, in Colle Sannita, si terranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di San Marco dei Cavoti-Calvi.
Si confronteranno due liste i cui programmi vorrei che fossero più chiari. Io non sono socio ma sono molto interessato al fatto che in questi pochi giorni ci sia un confronto serio e responsabile con l’obiettivo di consolidare la fusione per incorporazione della Bcc di Calvi e di programmare lo sviluppo di questa banca cooperativa in tutto il sannio.
martedì 8 maggio 2012
Un nuovo meridionalismo
Un nuovo meridionalismo. Fa tappa a Vittoria il giornalista e scrittore Pino Aprile. autore di due best sellere: "Terroni" e "Giù al Sud". per iniziativa del Movimento Democratico Territoriale. Presenti, tra gli altri, Beppe De Santis e Alfonso Sciangula, rispettivamente coordinatore nazionale e segretario nazionale dei Meridionalisti italiani e Nello Dipasquale, sindaco di Ragusa e segretario dell’associazione “Territorio”. Hanno parlato in rappresentanza di Mdt il capogruppo consiliare Giovanni Lombardo, Giuseppe Fiorellini e Filippo Foresti oltre al presidente di Azione democratica, Francesco Aiello, che ha chiuso gli interventi sollecitando la politica a svolgere appieno il proprio ruolo, vale a dire a mettere in primo piano gli interessi esclusivi del territorio.
La Fornero e Scopelliti. Chi ha paura del meridionalismo?
Matteo Cosenza (nel suo editoriale di lunedì sul Quotidiano della Calabria di cui è direttore), per non esagerare, avverte: “Sono meridionale e, si può dire?, meridionalista”. Mi chiedo: quale meridionalismo circola tra i meridionali e i calabresi?
Il "Terrone day" in festa nella roccaforte della Lega. Castebelforte, si celebra il Sud Il "Terrone day" in festa nella roccaforte della Lega Castebelforte, si celebra il Sud Commenti Lo ha organizzato Francesco Massimino, coordinatore del Partito del Sud, contro "una mozione della giunta comunale che ha insultato tutti i meridionali"
Mantova, 28 aprile 2012 - Il "terrone day" nella roccaforte leghista. Francesco Massimino, operaio, coordinatore del Partito del Sud (''quello che e' in giunta a Napoli con de Magistris'' ricorda) ha organizzato oggi a Castelbelforte, comune mantovano e feudo del Carroccio, una giornata in difesa dell'orgoglio di essere meridionali.
‘Qui Padania, a voi Italia’ – Liveblogging amministrative via Radio Padania
Qui, a partire dalle 15 e qualcosa, seguiremo lo spoglio elettorale via Radio Padania. Voci dei conduttori, degli ascoltatori ed altre amenità.
Conduttore chiude citando Indiana Jones: «Oggi abbiamo perso, ma non è detto che debba piacerci»
Ascoltatore: «Io sono meridionale, ma mi complimento con voi per la vittoria di Tosi, perché sono campano, ma non napoletano. Sono un campano con la faccia pulita, mentre Napoli non merita niente. Voi dovete distinguere tra terroni e terroni»
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