venerdì 21 ottobre 2011

150° Anniversario ambiguo

CIRCA 1 MILIARDO AGLI ATENEI DEL MEZZOGIORNO

E’ una gran bella notizia?
Purtroppo no è solo una notizia e non bella se si analizza nel novero di scelte complessive.
Il miliardo proviene dai fondi FAS,destinati dall'UE alle aree sottoutilizzate. Per il Mezzogiorno il fondo in origine era di 56 miliardi di euro, oggi ridotto a metà perché circa 25 mld sono stati gentilmente destinati al Nord (Laguna Veneta, Expo di Milano, Traforo di Susa , pagamento della multa per le quote latte degli allevatori del nord,acquisto del parmigiano invenduto,ricambio del naviglio dei grandi laghi del nord, etc.).
Poiché l'utilizzo dei FAS è voluto dal Governo e concesso dal CIPE, al cui vertice è Miccichè di Forza del Sud, dobbiamo ringraziarli entrambi?
Credo proprio di no , infatti ad oggi ai meridionali sono stati concessi solo modesti importi dei nostri fondi, saccheggiati a favore del Nord.
Berlusconi tradisce i meridionali ricattato da Bossi ma Miccichè perché lo fa ?

Potrebbe minacciare di non votare le varie fiducie ma questo comporterebbe la perdita del posto al vertice del Cipe.
Pensate che la difesa dei Diritti e della Dignità dei Meridionali per Miccichè e gli altri parlamentari che hanno aderito a Forza del Sud (Belcastro, Iannacone, Scotti, Sardelli ed altri) valga più dei loro posti?
Per loro evidentemente no, è più facile dire belle frasi nei convegni che organizzano.
Nessuna meraviglia, perché purtroppo l’attuale politica è priva di etica. Quello che nonostante tutto continua a dispiacere è che i parlamentari meridionali che dovrebbero difendere la propria TERRA e la propria GENTE continuino a tradirla.

Fonte: Enzo Maiorana,  Presidente di Noi Meridionali

28-10-11 la Libreria Edison di Firenze presenta "Giù al Sud-Perché i terroni salveranno l’Italia" di Pino Aprile.

Venerdi 28 ottobre ore 15,30 la Libreria Edison di Firenze presenta "Giù al Sud-Perché i terroni salveranno l’Italia" di Pino Aprile. "Giù al Sud" è un viaggio a tappe nel meridione e nel suo quotidiano, dove l'autore ha parlato con chi "è terrone" ogni giorno e prova a rispondere con una voce fuori dal coro: forse, è proprio lì che si prepara il futuro, “Mentre tutti guardano al Nord, ricco e potente, alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l’Italia di domani. Un’Italia migliore”, scrive. Pino Aprile ha voluto raccontare i punti del suo intinerario, senza ricorrere ad artifici che la facessere diventare parte di una narrazione unica, parlando di una generazione di ragazzi che resta al Sud per contruire una possibilità di futuro, riscoprendo valori sottovalutati, avendo una grande fiducia nelle loro capacità più che nelle possibilità che offre il paese. Questi sono giovani che creano un festival del cinema, si occupano di volontariato, girano per paesini dimenticati a riscoprire forme d’artigianato d’arte, lavorano per il più grande centro di prima accoglienza d’Europa a Crotone, lasciano un prestigioso lavoro alla City di Londra, per avviare un’iniziativa economica originale sulla Murgia; inventano in Spagna un programma di sport-turismo e tornano per trapiantarlo nel loro paese, in Calabria. "Giù al Sud" è diventato un oggetto di scontro, un manifesto dell’orgoglio sudista, persino uno strumento di lotta politica, un testo sacro per quanti, non solo nel Mezzogiorno, chiedono una più onesta riscrittura della nostra storia.  L'ingresso è libero. Per informazioni: www.libreriaedison.it

Fonte: comune.fi.it

6% tanto vale la tua spesa per le aziende del Sud Italia.

Bruxelles Convegno Il Sud che Funziona - AgropoliChannel on blip.tv

Segui il link:
http://blip.tv/agropolichannel/bruxelles-convegno-il-sud-che-funziona-5663171

...e adesso Antonio Ciano diventa un fumetto per raccontare la storia negata...


La rivista "Mamma" presenterà nei prossimi giorni a Lucca Comix un numero speciale dedicato al tema della controstoria.

Fra i fumetti presentati, tutti improntati sul tema del revisionismo e approfondimento storico, ucronia e satira, spicca uno splendido fumetto di Giuseppe Lo Bocchiaro basato sul viaggio di Carlo Gubitosa a Gaeta per incontrare Antonio Ciano.
Dall'incontro è nata una bellissima storia a fumetti dove Antonio Ciano racconta la storia del risorgimento da un diverso punto di vista rispetto alla solita retorica risorgimentale.

Siamo stati autorizzati dalla gentile redazione di "Mamma" a diffondere le prime due pagine della storia a fumetti "Mannaggia a Garibaldi".

Reputiamo importante e condivisibile l'iniziativa della rivista "Mamma" a cui va tutto il nostro plauso per aver avuto l'idea di portare, con indubbia maestria artistica, le tematiche revisioniste all'attenzione di un vasto pubblico soprattutto di area giovanile.

Ricordiamo a tutti che la rivista "Mamma" è acquistabile in abbonamento.





Fonte: partitodelsud.eu

Il principe è l'ospite d'onore di palazzo Albergati

Emanuele Filiberto all'evento per i 150 anni dell'Unità d'Italia

Il principe: "All’inizio si parlava molto di Mazzini e Garibaldi e poco dei Savoia. Ma poi l’equilibrio è stato ripristinato"

Bologna, 19 ottobre 2011 - «NELLE celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia all’inizio si parlava molto di Mazzini e Garibaldi e poco dei Savoia. Ma poi grazie l’equilibrio è stato ripristinato e di questo sono molto grato all’Italia». Il principe Emanuele Filiberto in grande forma ha partecipato a una serata in suo onore nella splendida cornice di palazzo Albergati. La cena con talk show del principe ha celebrato i 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia. L’evento è stato organizzato dalla delegazione delle Guardie d’onore del Pantheon e dal Vicariato degli ordini dinastici di Bologna assieme al Lions Club Bologna Felsina e alla Aidda (donne imprenditrici).

IL PRINCIPE è venuto appositamente da Parigi su invito del vicario provinciale Dionigi Ruggeri e nell’occasione ha potuto visitare al Museo del Risorgimento la piccola ma preziosa mostra di cimeli storici ‘Una Sella per il Re’, la stupenda bardatura da cavallo donata dalle donne bolognesi al Re nel 1860. La signora Daniela Maschio ha fatto gli onori di casa a nome della Palazzo Albergati srl. Il benvenuto è stato dato dal vice governatore del Distretto 108 TB, Antonio Bolognesi, cui sono seguiti gli interventi del past president del Lions Club Bologna Felsina, Dina Monti, e dell’attuale presidente Tolomelli. Erano presenti il delegato regionale delle Guardie d’onore Paolo Arfilli e il vicario regionale Roberto Vittorio Favero, oltre a numerose delegazioni. Oltre a Filippo Bruno di Tornaforte, portavoce del Principe, erano presenti Nicola Venturelli, di Mantova, Piero Fracanzani, di Verona, Arturo Menghi Sartorio, di Rimini, Alessandra Leonesi, di Faenza, Alessandro Benso, di Torino, e il cerimoniere Adolfo Legnani Annichini.

L’INTERVISTA è stata condotta dal vice direttore de il Resto del Carlino, Beppe Boni. «Partecipare ad eventi nel mondo dello spettacolo mi diverte — ha detto il principe —: ci metto passione e per ora è il mio lavoro». Poi taglio della torta tricolore e applausi. Hanno arricchito la serata la musica e la coreografia offerta dal corpo di ballo in costumi risorgimentali dell’Associazione Culturale ‘8cento’ diretta da Alessia Branchi.

Fonte: IL RESTO DEL CARLINO

I "Terroni" sbarcano a teatro: arriva a Milano lo spettacolo teatrale tratto dal romanzo di Pino Aprile

Il 26 ottobre al teatro Martinitt arriva a Milano l'adattamento teatrale del discusso libro "Terroni". Lo spettacolo, di e con Roberto D'alessandro, nasce esplicitamente dall’esigenza di divulgare il contenuto dell’omonimo libro di Pino Aprile. La necessità di far conoscere al maggior numero di persone la storia dell’unità d’Italia, della sua economia, di quanto fin’ora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti durante la cosi detta “lotta al brigantaggio”, sugli squilibri tra nord e sud su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno D’Italia, su come di fatto l’unità d’Italia fu un atto di conquista sleale e scorretto da parte del Piemonte a danno del Regno delle due Sicilie.

Se non si ristabilirà la verità su ciò che è accaduto 150 anni fa l’Italia non vivrà mai alcuna pacificazione. La creazione di una supposta e sostenuta minorità Meridionale è l’atto più grave che i fratelli del nord hanno fatto ai danni dei fratelli del sud, ancora esiste a Torino il museo Lombroso, che aveva trovato (a dir suo) il cranio del delinquente naturale vicino Catanzaro. Di come ancora oggi la differenza di trattamento tra nord e sud sia marcata, dell’assenza totale di infrastrutture nel mezzogiorno e della deliberata volontà di mantenere il Sud in una condizione coloniale, poichè questo è stata sin dall’unificazione e da colonia viene ancora trattata. Dalla presa di coscienza si spera poi un risveglio culturale e una riscossa, politica, economica, sociale. Lo spettacolo si sposterà poi a  Napoli  (il 5 novembre al teatro Sannazaro).

Fonte affaritaliani.it

Intervista a Angelo Forgione, ideatore di V.A.N.T.O.

Fonte: Settimo Potere  www.settimopotere.com

Parlaci del Movimento V.A.N.T.O. Perchè è nato?

V.A.N.T.O. è nato con l'intento di valorizzare le luci di una città straordinaria che è più brava a vendere le proprie ombre ad un sistema mediatico affamato di sensazionalismo. Tutto è fiorito dall'amore per la città che nutro da quando ero bambino e ho cominciato a rendermi conto che questa città era trattata diversamente. Crescendo mi sono chiesto perchè ci fosse così tanta bellezza paesaggistica e ricchezza monumentale ma anche problemi enormi apparentemente incomprensibili. In quell'età ho cominciato a leggere, studiare, approfondire, capire per cercare delle risposte che sono arrivate quando mi sono imbattuto nella "questione meridionale" che sembrava così complessa, per poi presentarsi nella sua logica semplicità. Così ho capito la storia di Napoli, i suoi problemi, i comportamenti singolari dei Napoletani e anche la nostra classe politica e dirigenziale.

A quel punto, con la maturità, ho dovuto scegliere se restare o emigrare. Sono rimasto, ma chi resta per amore non può starsene con le mani in mano. E allora ho creato quella "filosofia meridionalista attiva" che è V.A.N.T.O. con cui voglio da una parte difendere la nostra città dalle ostilità esterne e interne e dall'altra trasmettere ai miei concittadini che lo vogliano ciò che ho studiato, capito e scoperto. Ma, come dovrebbe sempre fare ogni buon giornalista, analizzando sempre le cause, gli effetti e le possibili contromisure, senza scadere nello sterile vittimismo di chi si lamenta di una condizione infelice senza alcuna riflessione e proposta.

In cosa consiste?

V.A.N.T.O. ha vari campi d'azione. C'è la denuncia del degrado urbano e, soprattutto, monumentale. Statue, palazzi e chiese di Napoli sono un tesoro sotto attacco quotidiano e ne perdiamo pezzi lentamente e silenziosamente. Poi c'è la denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che colpiscono incessantemente l'immagine della città tramite quell'accanimento mediatico che ho ribattezzato "Ammazziamo Pulcinella". C'è la comunicazione meridionalista con la quale si intende comunicare come è stato fatto il Paese e, soprattutto, il perchè Napoli e il Sud non possono uscire dal sottosviluppo a cui sono condannati da centocinquant'anni. E ancora, la valorizzazione delle bellezze di Napoli di cui vantarsi.

Tutto poi passa attraverso il web: articoli, denunce, interviste televisive e radiofoniche, videoclip di mia creazione... è ogni cosa sul blog, sul canale youtube, sui social network. Così lascio ogni traccia e prima o poi la gente le trova. Poi ci sono le conferenze grazie alle quale ho il piacere di parlare alla gente, e anche qualche sponsorizzazione sportiva come quella fresca con la U.S.C.A. Atellana Handball, la squadra di Serie A2 che annovera nella rosa femminile la moglie di Hamsik.

Poi c'è il lavoro oscuro, le segnalazioni a Comune, Regione, Sovrintendenze, redazioni varie. Insomma, un'attività complessa basata su una tenace strategia ben precisa. Il risultato non è solo quello tangibile di un lampione storico riparato, di un monumento ripulito, o le scuse di chi gratuitamente offende Napoli da fuori, ma è anche quello della sensibilizzazione al significato intrinseco della parola Napoletanità che, vi assicuro, è tanta roba! E così spero di contribuire all'ottenimento di un risultato più arduo, un maggiore amore dei Napoletani verso la propria città. Se non scatta questo, sarà sempre sterile lottare contro gli stereotipi e le aggressioni che pure ci sono.

Perché, nel tuo blog, scrivi, parlando della città di Napoli, "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo"?

Perchè la città è sorta più di 2500 anni fa in un luogo unico come pochi altri al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre. È la natura che ha decretato la bellezza di Napoli prima ancora che l'uomo, diversamente da Roma, Parigi o Londra. Goethe, al cospetto della "grande apertura di cielo" di Napoli, paragonava "la bassura del Tevere" romana ad "un vecchio convento in posizione sfavorevole". Cercate nel mondo un vulcano adagiato sulla splendida baia che culmina nelle insenature di Posillipo, i magnifici Campi Flegrei coi laghi vulcanici, le isole al largo, la collina del Vomero, il clima temperato, la terra fertile. Ci sono poche città la cui bellezza è naturale prima che artificiale. Istanbul, Rio e Napoli su tutte. Ecco perchè è stata scelta da greci, romani, bizantini, longobardi, saraceni, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli e austriaci. Tutti hanno voluto possedere questo paradiso, chi l'ha amata più e chi meno, ma nessuno ha mai sentito di appartenervi. Poi è stato finalmente il turno di una dinastia Napoletana che, diversamente dalle altre, ha sentito di appartenere alla città e non viceversa, e l'ha resa una vera Capitale europea. Con l'arrivo dei piemontesi la città è stata messa al guinzaglio, e con essa tutto il Sud. Li è cominciata la decadenza e 150 anni di minorità indotta hanno esercitato un lavaggio del cervello ai tantissimi Napoletani che non hanno fierezza, cultura, speranza e accoltellano la città con i loro comportamenti quotidiani. Ecco perchè parlo di stupro della mano umana, quella di chi ha traumatizzato la città Capitale riducendola a capoluogo di provincia di un Sud arretrato, la mano di chi ci ha portato via le risorse e il futuro, la mano di quei politici locali asserviti alla politica nazionale che hanno devastato la città con speculazioni edilizie e clientelismi, la mano di quelli che hanno scelta la strada della camorra che ha divorato il territorio, la mano di quei Napoletani che non hanno rispettato e non rispettano la città, la mano di quegli italiani che puntano continuamente il dito e parlando male di una terra di cui non conoscono la storia e la cultura.

Non solo Goethe, le bellezze paesaggistiche di Napoli, oltre che quelle monumentali, sono state decantate da Stendhal, Shelley e tanti altri letterati che, come i viaggiatori del "Grand Tour", avevano questi luoghi come meta. Così nacque il detto "vedi Napoli e poi muori". Io continuo a guardarla, ad apprezzarne gli scorci e i panorami dalle varie prospettive e ad apprezzare il miracolo della natura che l'uomo ha delittuosamente profanato. Ecco cosa vuol dire "baciata da Dio, stuprata dall'uomo".

Esiste davvero questo "snobbismo" da parte del Nord o sono i meridionali ad essere troppo allarmisti e sospettosi?

Diciamo tranquillamente che un certo Nord è sicuramente prevenuto. Come i Napoletani hanno assorbito 150 anni di minorità indotta, così i non Napoletani hanno assorbito i pregiudizi inculcati da chi all'epoca volle inginocchiarli. La dinamica è correlata e le esasperazioni sono da ambo i versanti. All'accanimento spesso ingiustificato contro Napoli corrisponde una sorta di vittimismo a prescindere. Spesso ricevo segnalazioni e risentimenti condivisibili ma qualche volta anche lamentele prive di fondamento. Le cose vanno messe a fuoco con obiettività e non è sempre facile. Ma è certo che lo snobbismo settentrionale ci sia e sia anche forte. Napoli è temuta, all'estero l'Italia è vista come un'immensa Napoli, nel bene e nel male. E gli italiani cercano di enfatizzarne i mali per sotterrarne il bene. Studiando, ho individuato le cause dell'accanimento anti-napoletano, e le denuncia anche un maestro come Paolo Mieli quando dice che è dal Risorgimento che Napoli è vittima di un fortissimo pregiudizio, come se fosse un città del demonio, e ogni volta che ai piedi del Vesuvio accade qualche fattaccio comune a tutta la penisola lo si cerca di far passare per misfatto napoletano al cubo. Purtroppo in questo paese c'è una mentalità chiusa che non analizza i fatti, e non esiste neanche cultura diffusa. Alla mia analisi che è anche quella di un giornalista serio come Mieli, ma anche dell'intellettuale francese Jean-Noël Schifano e del critiico d'arte Philippe Daverio, si contrappone la sottocultura sociologica d'estrazione piemontese della sentenza sommaria di Giorgio Bocca secondo il quale Napoli è un cimiciaio senza salvezza. Questo deve far capire che allora come oggiAggiungi un appuntamento per oggi la musica non è cambiata e che chi come me guarda alla storia non guarda al passato ma lo analizza per capire il presente e migliorare il futuro. Dal 1973, negli stadi, ai Napoletani gridano "colerosi", ma in pochi si indignano o ricordano che quell'epidemia fu causata da dei mitili importati dalla Tunisia e che durò un mese, mentre la stessa epidemia perdurò per due anni a Barcellona. Eppure Napoli fu massacrata in quei giorni, e il marchio è rimasto.

Nei tuoi video, parli spesso del calcio, vedendolo come una sorta di rivalsa nel Sud nei confronti del Nord. E' così secondo te?

No che non lo è. Non possiamo illudere la gente che basti un grande Napoli a pareggiare le condizioni sociali rispetto alle città del Nord. Io parlo del Napoli da tifoso di Napoli, facendovi passare talvolta alcuni messaggi sociali. Il calcio non è più uno sport ma un fenomeno sociale, ovvero specchio della realtà. Sport sono il basket, la pallanuoto, etc., ma quando si parla di calcio non lo si può considerare solo uno sport vista l'immensa marea di danari e appassionati che vi si catapultano, e perchè sport non è più dal dopoguerra, quando finalmente Nord e Sud poterono confrontarsi anche sportivamente nella stessa categoria (ma non sullo stesso piano) e non come prima quando Torino, Genova e Milano si divertivano a chiamare campionato italiano una lega calcistica del nord. Il calcio è divenuto uno strumento del sistema per distrarre la gente dai problemi del paese, per far discutere al bar di rigore e fuorigioco anziché di signoraggio bancario e massoneria deviata. Così l'attenzione cala a beneficio dell'attesa dell'evento sportivo che tanto è più grande quanto è più forte la rivalità tra le fazioni rivali. E così nascono gli scontri, il razzismo, le offese.

Io, da grande tifoso del Napoli e di Napoli prima di tutto, cerco di "fregare" il sistema trattando di calcio non solo per passione autentica ma anche per sfruttare il grande seguito che il sistema vi ha conferito, in modo da recuperare maggiore attenzione e comunicare a quanta più gente possibile che tifare Napoli deve significare anche tifare per Napoli. I miei video sportivi non devono essere mai banali e devono contenere piccoli segnali, a volte espliciti e altre più subliminali, ma sempre all'insegna della Napoletanità migliore. Nessuna rivalsa sociale, dunque, ma il calcio può essere un grande veicolo di diffusione della nostra storia e della nostra cultura. Del resto, ascoltate i monologhi di meridionalismo applicato al calcio di De Laurentiis e vi accorgerete che non sono il solo a pensarla così. Poi ognuno può recepire o rifiutare pensando che sia sociologia spicciola.

Che riscontri di pubblico ha avuto la tua attività?

Molto confortanti. Ci sono tanti giovani che si sono avvicinati al Movimento che gode anche di una discreta attenzione dei media. In linea di massima ci sono tante persone che ne condividono la filosofia e me lo testimoniano le tante email di ringraziamento che ricevo, le tante segnalazioni partecipative, le migliaia di persone iscritte alle pagine di Facebook e Youtube. Certo, sono anche consapevole di avere degli avversari in chi non vuole che si affermino certe idee, ma non vivo nell'incubo di voler piacere per forza a tutti. La collaborazione con altri movimenti, la condivisione delle idee che è più ampia di quanto mi aspettassi e l'energia di alcuni ragazzi con i quali ho il piacere di avere a che fare rendono al momento il bilancio decisamente positivo.

Pensi che il Sud avrà la meglio sul Nord o auspichi che un giorno l'Italia diventi davvero un paese unito?

L'italia è un paese unito solo geograficamente. Che senso ha avuto crearla senza rispettare il Sud ma denigrandolo, invadendolo e depredandolo? Si è generata la questione meridionale in un Paese conflittuale che chissà per quanto ancora continuerà ad essere tale. Francamente non credo che si possa mai trovare una vera unità, è nella nostra storia il culto del "campanile". Siamo un popolo di guelfi e ghibellini e non valorizziamo le differenze per un confronto di culture ma le trasformiamo in pretesto di scontro. Del resto allo stadio passiamo più tempo ad offendere gli avversari che a sostenere i nostri. Quello italiano è un popolo scontroso.

Ma qualcosa cambierebbe se si avviasse un vero processo unitario, come quello posto in essere in Germania dove i più ricchi sono stati tassati a beneficio dei più poveri. Così Est ed Ovest sono diventate la Germania unita, e le differenze sociali sono sparite, insieme a quell'area di sottosviluppo ad oriente che avrebbe zavorrato l'occidente. Il nostro Nord è a forte trazione della Lega Nord che sta trascinando anche il settentrione nel baratro. Fingono di non sapere che senza investimenti nel Sud sottosviluppato anche il Nord industrializzato non avanza ma viene risucchiato a fondo. Danno in pasto ai loro elettori una deleteria propaganda elettorale secondo cui il Sud assorbirebbe risorse dal Nord, e il popolo leghista ci casca. In realtà la Lega fa gli interessi dei soli industriali del Nord perchè sa bene che dal Sud sale una marea di soldi derivanti dalla spesa per prodotti e servizi "made in Nord". Ecco perchè il vero obiettivo è il federalismo in salsa leghista. Ma così andremo a fondo insieme, e sta già succedendo, perchè se il potere di acquisto al Sud cala, calano le vendite dei prodotti industriali che sono del Nord. È il cane che si morde la coda.

L'unica maniera per salvarci è una verà unità federale sul modello teutonico. Ma se continuiamo a farci le guerre, nessuno vincerà e perderemo tutti; soprattutto il Nord perchè noi all'emergenza siamo abituati. Per far questo bisognerà rivedere anche il processo unitario, riconoscerne le ombre e restituire al Sud la sua dignità. Non è più possibile raccontare che il Sud è stato sempre inferiore, che i meridionali sono sempre stati degli "scamiciati", e che i Borbone di Napoli erano dei tiranni. Ecco perchè è importante parlare del passato, a costo di essere tacciati per nostalgici da chi vuole che tutto questo non accada. Ultimamente abbiamo chiesto all'UNESCO di rivedere la descrizione della storia di Napoli nella pagina ufficiale del nostro centro storico patrimonio dell'umanità, in cui si parlava di regime e tirannia borbonica. Hanno accolto l'istanza e, dopo una riunione interna, hanno cancellato la denigrazione figlia di una bugia risorgimentale, ringraziandoci per avergli sottoposto la questione. Questo in Italia non è possibile perchè le cose non devono cambiare. Il Sud deve restare al minimo, convinto di essere inferiore storicamente, privato di alcun vero investimento. Ciò che viene immesso arriva da fondi europei, talvolta dirottati altrove, e da fondi straordinari ma di misure ordinarie neanche a parlarne. Se poi la classe politica meridionale ci mette del suo sprecando, allora il quadro è completo.

MES, la nuova dittatura europea, ratifica entro il 31 dicembre

Un nuovo trattato trattato europeo, di cui nessuno ha sentito parlare? Ebbene si. E' un trattato che riguarda tutti i paesi dell'eurozona. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi interessati non circoli assolutamente alcuna informazione su questo trattato. La ragione è che è molto pericoloso per i cittadini! Non dovreste saperne niente prima che le cose non siano diventate definitive!

Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES): da non confondere con i predecessori, i fondi di soccorso europei MESF e FSFE, di cui si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni !!! Il FSFE è dotato di massimo 440 miliardi attualmente, ossia 1320 euro per euro-cittadino.

Il MES sostituirà i due precedenti e avrà la facoltà di svuotare le Casse degli Stati quando e tutte le volte lo vorrà. Il MES non ha limiti. Il Consiglio del MES sarà composto dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno i Governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. I parlamenti nazionali non avranno voce in capitolo sul MES, né sui suoi Governatori che godranno di una totale immunità (come del resto tutti i suoi dipendenti).

Fino a oggi Bruxelles ha reso pubblico un unico esemplare del trattato... in inglese! (il 96,5%della popolazione dell'eurozona parla altre lingue!).

TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA' (ESM)

http://consilium.europa.eu/media/1216793/esm%20treaty%20en.pdf

E' stato firmato l'11 luglio 2011. Curiosamente nessun giornale francese o internazionale vi ha consacrato il sia pur minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Normalmente tali ratifiche sono una semplice formalità ed è poco probabile che i deputati abbiamo già capito che il testo significa la fine del potere supremo del parlamento, quello di decidere il bilancio. E quando le Casse saranno vuote, anche noi dovremo stringerci la cintura sempre di più per salvare l'euro e le banche.

Bruxelles vuole che i Parlamenti dell'eurozona diano il loro accordo entro il 31 dicembre 2011.

Se agiamo rapidamente, possiamo ancora allertare l'opinione pubblica e tentare di impedirne la ratifica.

Articolo di Rudo de Ruijter



E' questo il futuro dell'Europa? E' questa la nuova UE?


Una Europa senza democrazia sovrana ?


E' questo che volete ?

Se non lo volete, inviate le petizioni per email ai membri del vostro Parlamento.

Per la Germania tramite Abgeordnete.de

Il trattato diventa definitivo quando i parlamenti dei 17 paesi dell'eurozona lo avranno ratificato. Le ratifiche dovranno avvenire entro il 31 dicembre 2011.

Che aberrazione è mai questa ?

Questa è stata la mia reazione quando vidi per la prima volta il video. Non è possibile una cosa simile!!! Un'organizzazione che può svuotare le casse degli Stati così? Viviamo in un paese democratico o no? Ho tuttavia fatta la ricerca dei testi ufficiali, è nel Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di Stabilità (MES).

TREATY ESTABLISHING THE EUROPEAN STABILITYMECHANISM (ESM) http://consilium.europa.eu/media/1216793/esm%20treaty%20en.pdf

Si possono ritrovare facilmente gli articoli citati nel video (dalla pagina 19). Per il resto del trattato, non ho potuto scoprire niente che potesse limitare questo potere dittatoriale in alcun modo. Ne ho ancora la pelle d'oca!

Ma com'è possibile nel contesto dei trattati dell'Unione europea? E' un ampliamento illegale delle competenze dell'Unione! Cercando ulteriormente, sembrerebbe che siano intervenute tante decisioni discrete, prese rapidamente per rendere «possibile» l'attuazione di questo MES.

Sono sicuro che se dei politici in Francia volessero creare un club, con la prerogativa di potere svuotare le casse dello Stato quando vuole e quanto vuole, non riuscirebbe a ottenere gli adeguamenti di legge necessari, neanche dopo vent'anni! Ma la burocrazia bruxellese riesce persino ad adeguare i trattati in fretta e furia per effettuare il golpe in diciassette paesi contemporaneamente !!!
Lo sprint Bruxellese

Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo aveva deciso che vi era bisogno di un meccanismo di stabilità permanente per rilevare i compiti del Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria (MESF) e della Facilità di Stabilità Finanziaria europea (FSFE). Sono più noti in inglese come European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM) e European Financial Stability Facility (EFSF). Sono due organismi costituiti tempestivamente, rispettivamente a maggio e a giugno del 2010 per erogare prestiti ai paesi troppo indebitati. Tuttavia per questi organismi mancava una base legale.

Si noti che queste due organizzazioni erano concepite esplicitamente per interventi finanziari ma l'emendamento nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea per istituire il MES consente anche d'istituire altri organismi in qualsiasi altro settore.

L'emendamento giunge il 25 marzo 2011. Per evitare di dovere organizzare nuovamente dei referendum in Europa, si riferiscono all'articolo 48,6 del Trattato dell'Unione europea, che consente al Consiglio europeo di decidere le modifiche negli articoli del trattato purché non comportino un ampliamento delle competenze dell'Unione. (Queste decisioni devono ciononostante essere ratificate dai parlamenti nazionali, con quella che è normalmente non di più di una semplice formalità.) L'emendamento consisteva nell'aggiunta apparentemente innocente a un paragrafo dell'articolo 136. In breve l'aggiunta stipula che «i paesi dell'UE che utilizzano l'euro sono autorizzati a istituire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità dell'eurozona nel suo insieme». Qua non si tratta quindi più esplicitamente di stabilità finanziaria, ma anche di repressione degli scontri, di sorveglianza dei cittadini vivaci o di lotta contro qualsiasi elemento destabilizzante per l'eurozona, che potrà ai sensi dell'emendamento essere deferito di fronte ai nuovi enti europei.

In altre parole l'emendamento costituisce sicuramente un ampliamento delle competenze dell'UE. E' quindi contrario all'articolo 48.6 del Trattato dell'Unione europea. Ciononostante nessun ministro e nessun parlamento nazionale ha fatto un cenno a Bruxelles dove continuano tranquillamente e rapidamente a redigere il trattato del MES.

Il 20 giugno 2011 i parlamenti nazionali autorizzavano che i compiti del trattato del MES sarebbero effettuati dall'UE e dalla Banca centrale europea.

L'11 luglio 2011 il trattato era firmato. Benché la firma fosse annunciata quel giorno dall'apertura di una conferenza stampa cui assistevano decine di giornalisti, il giorno dopo non si è potuto trovare nessun titolo sulla firma di questo nuovo trattato europeo né sui giornali francese né sui giornali stranieri. Era forse perché Juncker l'aveva annunciato in francese... prima di continuare la conferenza stampa in inglese?

Attualmente il trattato è in attesa di ratifica da parte dei parlamenti nazionali: la ratifica deve avvenire tra qui e il 31 dicembre 2011.

Il trattato non è ancora entrato in vigore che già si tratta della necessità di aumentarne il capitale da 700 miliardi (2100 euro per cittadini dell'eurozona) a 1500 o a 2000 miliardi e cioè tra due a tre volte tanto.

Secondo il testo del trattato dovrebbe entrare in vigore a giugno 2013 ma adesso vogliono farlo per il 2012.
Logicamente chiederanno ai parlamenti che accelerino sui tempi di ratifica del trattato. In Germania il soggetto è dibattuto già. Apparentemente è necessaria un'accelerazione poiché un numero di tedeschi sempre maggiore si sta svegliando!
Se vogliamoimpiegare l'ultimo cavallo democratico per impedire l'avvento di questa dittatura, dobbiamo rapidamente risvegliare il maggior numero di cittadini e inviare il maggior numero di lettere e di mail di protesta ai deputati, ai politici e ai partiti politici (vedi lista di indirizzo sotto). Aspettare che alter persone lo facciano è un atteggiamento catastrofico allo stato attuale delle cose.

Se avete contatti all'estero, inviate loro le informazioni: nella maggior parte dei paesi dell'euro si sa poco o niente al riguardo.

Non appena si siede al trono un dittatore, lo si scaccia non prima di 30 anni e non vogliamo imporre questo ai nostri figli, vero?

Sito sorgente: http://www.comite-valmy.org/spip.php?article1960
14 ottobre 2011, Rudo de Ruijter, video de Jozeph Muntenbergh

giovedì 20 ottobre 2011

La "razionalizzazione" della rete scolastica colpirà il Sud

Dai dati forniti dal MIUR, nell'allegato 1 alla nota 8220, è evidente che l'accorpamento degli istituti con un numero minimo di mille alunni, 500 nelle scuole di montagna, colpirà le regioni del Sud. I dati sono preoccupanti.
In regioni come Emilia Romanga gli accorpamenti riguarderanno 10 istituti, Liguria 11, Lombardia 24, Piemonte 60, Veneto 63.
Nelle principali regioni del Sud i numeri raccontano un'altra storia. In Calabria gli istituti che dovranno essere accorpati saranno 112, in Campania 285, in Sicilia 262.
La Regione Sicilia, da canto suo, ha intenzione di ignorare le indicazioni nazionali, emanando una propria circolare, in virtù della sua autonomia, che definisce i criteri di razionalizzazione della rete scolastica per il 2012/13 e riconosce che è necessario rivedere le situazioni delle istituzioni scolastiche sottodimensionate, ma non sulla base della legge nazionale, bensì secondo una legge regionale, la 6 del 2000, che fissava i parametri di dimensionamento ad una popolazione scolastica compresa tra i 500 e 900 alunni.
DOCUMENTO ORIGINALE MIUR:

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Dipartimento per l'istruzione
Direzione Generale per il Personale scolastico
A00DGPER PROT. N. 8220 Roma, 7.10.2011

Oggetto: costituzione istituti comprensivi

Com'è noto, l'art. 19, commi 4, del D.L. n.98 del 6 luglio 2011, convertito, con
modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.111 ha previsto " Per garantire un processo di
continuità didattica nell'ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall'anno scolastico
2011-2012 la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono
aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche
autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti
compresivi per acquisire l'autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500
per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da
specificità linguistiche".
La suddetta disposizione, modifica sia l'assetto organizzativo che i parametri
previsti dall'art. 2, commi 2 e 3, del D.P.R. 18 giungo 1998, n. 233 con evidenti riflessi
sull''attribuzione dell'autonomia agli istituti comprensivi.
L'adempimento conseguente all'attuazione della norma sopracitata, si rivela
particolarmente delicato perché va ad incidere sulla sfera delle attribuzioni delle Regioni
che hanno competenza esclusiva in materia di dimensionamento delle rete scolastica,
come ribadito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 200/2009. Tra l'altro,
sulla base delle procedure previste dal DPR n. 233/98 tutt'ora vigente (in assenza
dell'intesa prevista dal DPR n.81/20099), ai fini dell'adozione da parte delle Regioni dei
piani di dimensionamento della rete scolastica, spetta agli Enti locali formulare le proposte
di aggregazione in istituti comprensivi, le scuole dell'infanzia, primarie e secondaria di I
grado, con contestuale cessazione delle scuole autonome costituite separatamente da
circoli di didattici e scuole di I grado.

.....................

Considerato che la norma risponde a finalità di contenimento della spesa e al
raggiungimento dell'obiettivo della stabilizzazione della finanza pubblica, le SS.LL., ai fini
della definizione dei piani di dimensionamento relativi all'anno scolastico 2012/2013, sono
invitate ad assumere immediati contatti (qualora non ancora posti in essere) con i
competenti Uffici regionali affinché venga data sollecita applicazione alla richiamata
disposizione. Si ricorda che tutti i provvedimenti di razionalizzazione della rete scolastica
devono essere emanati entro il 31 dicembre p.v. per consentire al Sistema informativo di
apportare le necessarie rettifiche in tempo untile per la corretta definizione degli organici.
Per facilitare l'intervento di dimensionamento, che deve peraltro coinvolgere
anche degli istituti comprensivi già in funzione, è stato predisposto l'unito prospetto che,
tenendo conto del numero degli alunni attualmente frequentanti le scuole dell'infanzia,
primaria e secondaria di I grado a livello provinciale, degli istituti autonomi attualmente
presenti (circoli didattici scuole di I grado e istituti comprensivi), dei comuni siti nelle
piccole isole, nelle zone di montagna, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità
linguistiche, ha individuato il numero ottimale di istituti comprensivi da istituire a livello
provinciale e regionale (sia con 500 che con 1000 alunni).
Considerato che non esiste una catalogazione ufficiale dei "comuni montani",
gli stessi sono stati desunti dal documento ufficiale a suo tempo pubblicato nel giugno del
2004 sul sito del MIUR avente ad oggetto "Elenco Ufficiale Comuni di Montagna" (ex
legge 1 marzo 1957, n.90 e richiamato dall'art. 125 luglio 1952, n.991).
La tabella riporta:
a) nella prima colonna, il numero degli alunni presi in considerazione ai fini dell'ottimale definizione degli I.C.(gli alunni dei comuni
isolani, montani e sloveni ai fini del calcolo sono stati raddoppiati per definire il numero degli IC con 500 alunni);
b) nella seconda, il numero delle istituzioni scolastiche autonome del primo ciclo attualmente funzionanti;
c) nella terza, il numero ideale di istituti comprensivi (sia di 1000 che 500 alunni) istituibili sulla base degli alunni sopra riportati;
d) nella quarta, la differenza (in positivo e in negativo) tra il numero attuale degli istituti e quello ottimale in applicazione della norma;
e) nella quinta, la differenza in percentuale.
Si invitano pertanto le SS.LL,. a richiamare l'attenzione dei competenti organi
Regionali per la sollecita definizione del dimensionamento delle rete scolastica, facendo
presente che sono possibili limitate deroghe al numero complessivo degli alunni per
istituto comprensivo qualora i piani di dimensionamento realizzino il numero ideale di
istituti comprensivi riportati nella tabella allegata.

IL DIRETTORE GENERALE
f.to- Luciano Chiappetta

”Lassate fa o’ guaglione”.

Leggetelo tutto, è emblematico riguardo al presunto "stato" di arretratezza del Regno delle Due Sicilie

Nel febbraio del 1828 Francesco I di Borbone incarica l'ingegnere di stato Luigi Giura [Maschito (PZ), 1795 – Napoli, 1865] di provvedere alla costruzione di un ponte sospeso in ferro sul Garigliano; all'epoca già ne esistevano degli esemplari del genere in Inghilterra, Francia ed Austria. Il Giura pertanto iniziò un viaggio di studio per osservare, studiare e disegnare (non esisteva la fotografia) i progetti dei ponti già esistenti ed il 14 aprile 1828 era già in grado di presentare il suo elaborato completo e dettagliato in tutte le sue parti compresi rilievi, i sondaggi del terreno ed il costo totale (chiavi in mano). Approvato dalla Direzione Nazionale delle strade e dei ponti, il re comandò l'avvio immediato delle gare di appalto che dovevano essere rigorosamente limitate a ditte e materiali delle Due Sicilie.
Il 20 maggio 1828 furono iniziati lavori e il giornale inglese The Illustrated London News espresse "perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani e le sue vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, sicure vittime di questo vano esperimento di sprovveduti dettato solo dalla voglia di primeggiare". In effetti a quella data i ponti sospesi in ferro avevano tutti un grosso problema legato alla flessibilità della lega ferrosa allora usata che li rendeva oscillanti ai grossi pesi ed al forte vento.
Erano appena iniziati i lavori di sbancamento presso il Garigliano per realizzare le fondamenta delle quattro torri portanti, quando a Parigi, a causa del vento, crollò il ponte sospeso in ferro progettato dall'accademico Navier; a Londra venne chiuso il ponte Driburgh sul Twed e la stessa cosa avvenne in Austria. In pochi giorni in tutta Europa si levò un vespaio di critiche contro questo nuovo tipo di costruzione e il malcontento arrivò fino a Napoli dove il consiglio dei ministri del Re si espresse per la sospensione dei lavori. Il sovrano non si scompose e si narra che esclamò: "Lassate fa o' guaglione".
Fatto sta che i lavori proseguirono, mentre il ventenne Ferdinando II succedeva al trono nel 1830. Il 4 maggio del 1832 il solito giornale inglese ipotizzava che il ponte fosse pronto, ma non fosse stato ancora collaudato per "timore del suo sicuro crollo". Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presentò davanti alle torri di sostegno del ponte alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di artiglieria, colmi di materiali e munizioni.
Sulle due rive del Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari e una folla strabocchevole di gente proveniente dai centri vicini. Quando il sovrano si piazzò al centro del ponte con la sciabola alzata, si fece un gran silenzio; con voce ferma comandò agli uomini di passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica; poi passarono i carri e le truppe.
Terminato il "collaudo", fu la la volta della benedizione del vescovo di Gaeta seguito dal popolo in processione e dopo iniziarono fuochi d'artificio, danze e canti in un tripudio di folla: il ponte aveva retto, la realizzazione avveniristica era perfettamente riuscita. Il Giura aveva studiato il materiale da utilizzare e per aumentare la resistenza del ferro dolce fece produrre dalle fonderie di Mongiana una lega al nichel. Le travi così composte furono irrigidite meccanicamente con trafilamento a mezzo di una apposita macchina "astatesa" progettata da lui stesso.
Questo doppio trattamento, chimico e meccanico, conferì al materiale caratteristiche meccaniche impensabili per quei tempi, ed anche una notevolissima resistenza alla corrosione ed all'invecchiamento. Questo ponte, orgoglio delle Due Sicilie, resistette fino al 1943 quando i tedeschi, dopo averci fatto transitare il 60 % della propria armata in ritirata compresi carri e panzer, lo fecero saltare. (Il ponte è stato recentemente restaurato ed è visitabile su prenotazione.) A CURA DI ALFONSO GRASSO
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mercoledì 19 ottobre 2011

L’UNESCO fa retorica risorgimentale, ma si ravvede V.A.N.T.O. ed i Neoborbonici protestano e la storia cambia.

Il centro storico di Napoli, come tutti sapranno, è sito UNESCO patrimonio dell’Umanità. Anzi, è il più vasto centro storico d’Europa che si estende per 1700 ettari, conservando tracce di 2.700 anni di storia.
Sulla relativa pagina del sito ufficiale dell’UNESCO, era saltata all’occhio la descrizione in inglese (ma anche in francese) della parte finale della “Descrizione Storica”. Si leggeva testualmente:
“With the return of the Bourbons in 1815, Ferdinand IV took the name and title Of Ferdinand I, King of the Two Sicilies. The tyrannous regime ensued that was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860″. Ovvero, “Con il ritorno dei Borbone nel 1815, Ferdinando IV acquisisce il nome e il titolo di Ferdinando I, Re delle Due Sicilie. Al regime e alla tirannia che seguirono fu messo fine con l’ingresso dell’esercito di Garibaldi nel 1860″.
Dunque, anche l’UNESCO mostrava di essere vittima di una certa retorica risorgimentale stereotipata. V.A.N.T.O. e Neoborbonici, di comune accordo e in due note separate, hanno quindi provveduto a chiedere una correzione al testo che è stata approvata e prontamente apportata, senza alcuna opposizione e con estrema cortesia da parte dei responsabili dell’Organizzazione Culturale Internazionale, quella che manca quando simili situazioni vengono sottoposte all’interno dei confini italiani. Ora la pagina del Centro storico di Napoli riporta nella descrizione storica che “The Bourbon dynasty was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860″, cioè semplicemente che “la dinastia borbonica finì con l’entrata dell’esercito di Garibaldi nel 1860″. E così anche nella versione in francese.
L’interlocutore, dal nome italiano, nella sua cortese risposta ha così definito l’errore: “a misleading part” of the historical description text on the Historic Centre of Naples, ossia una “parte fuorviante” sulla descrizione storica di Napoli.
Un piccolo tassello che contribuisce a riscrivere la storia e a cancellare una denigrazione troppo feroce per chi seppe fare di Napoli Capitale la città dei primati.
Almeno l’UNESCO, che ha il compito di salvaguardare la cultura dei siti che protegge, ha dimostrato di saper avere rispetto per la storia di Napoli, comprendendo la nostra protesta che è scevra da nostalgie monarchiche ma carica di rispetto per il passato della città.
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Di seguito la corrispondenza tra VANTO e UNESCO

Dear Committee,
i’m a journalist and historical researcher, but also the coordinator of a cultural movement for the promotion of Naples.The page of the “Historical Center of Naples” at the end reads: ”Ferdinand IV Took the name and title Of Ferdinand I, King of the Two Sicilies. The tyrannous regime ensued that was brought to an end with the entry of Garibaldi’s army in 1860”.
The description is disrespectful and offensive to a dynasty that gave glory and primates to the city. The description ”tyrannous regime” is wrong and should be replaced with the simply words “Bourbon dynasty” to respect the great history of Naples Capital of the ’700 and ’800. Also in french language. I’d like to get an answer.
Thanks.
Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

Dear Mr Forgione, dear Prof. De Crescenzo,
Thank you for your messages to call our attention on a misleading part of the historical description text on the Historic Centre of Naples. We corrected the text in both languages.
Best regards,
Alessandro Balsamo
Nominations and Tentative Lists Manager
Policy and Statutory Implementation Section
World Heritage Centre, UNESCO
(un ringraziamento speciale a Tony Quattrone per la partecipazione)
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Pubblicato da Rete del Regno delle Due Sicilie
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Giù al sud "il nuovo libro di Pino Aprile" dedicato a............

DEDICA DI “GIU’ AL SUD”

Poche volte ho “dedicato” i miei libri. Il primo fu “Il mare minore”, dedicato a Simone Bianchetti, mio grandissimo amico, il primo italiano a circumnavigare il pianeta a vela, in solitaria, senza assistenza e senza scalo, e beffradamente morto a 35 anni, mentre parlava con la moglie nel pozzetto della sua barca, ormeggiata in porto, in Liguria.
La seconda volta fu con “Il trionfo dell’Apparenza”, dedicato ai 3,5 milioni di lettori del settimanale che dirigevo, e da cui mi ero appena dimesso. “Giù al Sud” mi ha fatto scoprire tante persone migliori di me. E voglio segnarlo. Così:
DEDICATO A CHI RESTA,
PERCHE’ SCEGLIE DI RESTARE.
DEDICATO A CHI TORNA,
PERCHE’ SCEGLIE DI TORNARE.
DEDICATO A CHI GUARDA CASA SUA,
CON LA MERAVIGLIA DEL FORESTIERO.
DEDICATO A CHI, DA LONTANO,
NON LA PERDE DI VISTA.

Pino Aprile


Alla Provincia di Cosenza l’Oscar di Bilancio dellaPubblica Amministrazione 2011 per le province.

COSENZA – (Comunicato stampa) Un Bilancio da Oscar.
E' quello della Provincia di Cosenza che, questo pomeriggio, a Milano, è stata proclamata vincitrice, per le Province, dell'Oscar di Bilancio della Pubblica Amministrazione 2011,  il prestigioso riconoscimento

che sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica è promosso dalla FERPI ( Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) in collaborazione con la Corte dei Conti Conti e la Ragioneria Generale dello Stato e viene assegnato agli enti che in Italia esprimono il meglio della rendicontazione economico-finanziaria e sociale.
La notizia  è stata resa nota nell'ambito di una cerimonia svoltasi nella Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano,  alla presenza di numerose autorità ed amministratori provenienti da tutta Italia.
La Provincia di Cosenza  concorreva, unico ente del centro-sud, con  le altre finaliste  Genova e Gorizia.
A consegnare al Presidente Mario Oliverio l'Oscar, e la relativa pergamena  è stato il presidente della Giuria, prof. Dino Piero Giarda.
Nella motivazione si legge " Il Bilancio propone una  documentazione  essenziale, ma completa,  nei contenuti. L'informativa risulta particolarmente efficace negli aspetti di comunicazione. Il rendiconto sociale  offre  una sintesi fruibile e maneggevole ai cittadini e a ciascuno degli stakeholder.  L'Amministrazione è riuscita a fornire ai suoi utenti  un buon grado di comprensione delle scelte compiute e degli obiettivi perseguiti. Particolarmente apprezzabile è la fruibilità e la leggibilità del documento sul sito web istituzionale".
Ad essere analizzato nelle scorse settimane dalla Giuria che lo ha premiato, è stato il Bilancio 2010 , documento che in maniera puntuale,  ma utilizzando una cifra comunicativa estremamente chiara, accessibile e  facilmente  leggibile ha presentato ai cittadini ed ai portatori di interesse le scelte operate dall'Amministrazione, le realizzazioni, le risorse impiegate,  gli obiettivi raggiunti.
Valutati in maniera positiva  le importanti e qualificanti componenti del Bilancio di Genere, e le novità introdotte con il  sito web dedicato, inserito nel portale istituzionale , studiato per una interazione con portatori di interesse e cittadini stessi ed il Preventivo Bilancio Ambientale 2011. 
" Grande è la nostra soddisfazione per l'assegnazione dell'Oscar di Bilancio alla nostra Provincia" il primo commento, dopo il ritiro del Premio, del Presidente Mario Oliverio che continua:
 " Essere classificati primi e meritevoli dell'Oscar in una sede prestigiosa e qualificata, sostenuta dall'autorevole riconoscimento del Presidente della Repubblica, della Corte dei Conti, della Ragioneria Generale dello Stato è un importante atto che gratifica la nostra azione di governo e che ci riempie di gioia"
"E' stato premiato il buon governo, la correttezza amministrativa, la trasparenza nella utilizzazione delle risorse pubbliche- ha proseguito Oliverio- Questo premio è ancor più significativo in questo momento difficile per la vita economica e sociale del Paese, segnata da una profonda crisi, con gli enti locali al centro di attacchi e di politiche che stanno determinando vere e proprie falcidie dei loro bilanci.
Questo importante riconoscimento dice anche che il buon governo e la buona amministrazione  si realizzano dove essi  si perseguono e si praticano con coerenza di scelte, di metodi e di comportamenti, indipendentemente dalla collocazione geografica. E' anche motivo di soddisfazione, anzi di doppia soddisfazione, vedere oggi infranto un vecchio stereotipo secondo cui nel Sud tutto è annegato dalla deriva della illegalità e del malgoverno. Non è così e la Provincia di Cosenza è la testimonianza del contrario."
 "Anche per questa ragione –afferma infine il Presidente della Provincia di Cosenza-  devo confessare che nel ritirare questo premio non nascondo l'orgoglio di aver realizzato, attraverso una azione silenziosa e costante e con il prezioso contributo dei miei collaboratori guidati dalla professionalità e  competenza del dott. Antonio Molinari, risultati oggi riconosciuti ed apprezzati dalla comunità nazionale a dall'intero Paese."
La cerimonia di premiazione è stata preceduta dal saluto di benvenuto dell'On. Bruno Tabacci, Assessore al Bilancio, Patrimonio, Tributi del Comune di Milano. "Nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità- ha detto- le amministrazioni che qui premiamo rappresentano la dimostrazione plastica che un governo efficace degli enti locali anche in una stagione di grave crisi della politica a tutti i livelli è' possibile. Oggi gli enti locali sono, giustamente, sempre più spesso chiamati a dar conto del loro operato ai cittadini e dei risultati conseguiti con l'uso delle risorse pubbliche. Bilanci chiari e trasparenti  costituiscono, dunque, uno strumento  fondamentale per riaffermare e legittimare il ruolo delle amministrazioni nella società, per esplicitare e rendere controllabile il rapporto che unisce i processi decisionali e l'attuazione delle politiche pubbliche, per garantire l'erogazione di servizi orientati al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e per migliorare, anche in tempi di pesanti ristrettezze economiche, livello di benessere della collettività."
Patrizia Rutigliano, Presidente Ferpi , ha quindi  ricordato il senso di un premio come l'Oscar che, unico in Italia, sostiene lo sforzo compiuto da tante amministrazioni locali per creare relazioni forti e vitali con i propri cittadini usando lo strumento del bilancio.
La cerimonia di premiazione è stata coordinata dal Segretario Generale dell'Oscar di Bilancio Gherarda Guastalla Lucchini, per la quale "i bilanci che hanno partecipato all'Oscar sono la prova migliore del ruolo fondamentale che gli enti locali di ogni livello giocano nel promuovere la coesistenza sociale attraverso un dialogo proficuo e attento con i loro principali stakeholder, ossia i cittadini. Le amministrazioni locali sono protagoniste indispensabili della costruzione dello Stato italiano, ieri come oggi".
Alla Provincia di Cosenza ed al suo Presidente sono venute   felicitazioni dall'organizzazione tutta del Premio ed anche dagli amministratori presenti in Palazzo  Marino.
Per le altre due sezioni previste dal Premio, ovvero  i Comuni capoluogo di provincia ed i Comuni non capoluogo di provincia, vincitori sono risultati, rispettivamente,  Sassari e S. Angelo in Lizzola (PU).
L'Oscar di Bilancio, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica è promosso e gestito dalla FERPI ( Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), in collaborazione con la Ragioneria Generale dello Stato e la Corte dei Conti, oltre che di AIAF ( Associazione Italiana Analisti Finanziari,) ASSIREVI (Associazione Italiana Revisori Contabili), CNDCEC ( Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili), GBS ( Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale) , Società Italiana di Economia Pubblica e il Gruppo 24 ORE.
L'Oscar ha ancora il patrocinio e il contributo di ANCI ( Associazione Nazionale Comuni Italiani) e il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e di UPI - Unione Province d'Italia.

151 anni dal falso “plebiscito” , da Movimento Neoborbonico

151 anni dal falso “plebiscito” Stampa

Per 150 anni il “plebiscito” è stato utilizzato per dimostrare la partecipazione e il consenso dei meridionali verso l’Italia unita: il vero cuore del problema. Far passare, infatti, la verità storica (la falsità di quelle votazioni e il dissenso di tutto il Sud), avrebbe minato alle basi la leggenda “risorgimentalistica”. Bisognava sancire in maniera “legittima”, allora, la fine del Regno e l’adesione delle popolazioni alla nuova Italia. Il 21 ottobre del 1860 si realizzò un plebiscito che quasi tutti i testimoni del tempo definirono “una farsa”. Ed è significativo e amaro constatare che ancora oggi, nonostante la quantità e l’obiettività delle testimonianze, la storiografia ufficiale riconosce quelle votazioni come serie e attendibili.
Votarono meno di due meridionali su dieci e gli “annessionisti” vinsero con il 99,9% dei voti; votarono “il Dittatore, il Prodittatore, i garibaldini d’ogni nazione e lingua, stranieri quanti ne vollero venire, giovincelli imberbi, le donne, la Sangiovannara”; i camorristi, con cinquantamila garibaldini, controllavano seggi e urne e non era poco se si considera che il voto era palese (con un’urna per il sì e una per il no); decine di paesi erano ancora in mano ai borbonici e in molti centri non si votò per nulla; migliaia di cittadini erano in prigione; a Caserta 51 ufficiali neanche tutti presenti si trovarono ad aver dato 167 voti (P. Calà Ulloa). L’ammiraglio inglese Mundy ci ha lasciato probabilmente il giudizio più corretto: “Secondo me un plebiscito a suffragio universale regolato da tali formalità non può essere ritenuto veridica manifestazione dei reali sentimenti di un paese”. “A questo modo si compiva la vendita di un popolo come fatto si sarebbe di una turba di schiavi in un bazar d’Africa o d’Oriente. Si dissero 1,313,376 i voti favorevoli  fu mendacio; si dissero 10,312 i dissenzienti e fu mendacio; di voti negativi non vi fu neppure un solo perché nessuno avrebbe osato di emetterlo [...] ma qual magistrato ne attestava la veracità? Lo scrutinio di quei voti fu fatto da quella stessa suprema corte di giustizia che si era affrettata a giurar fedeltà all’invasore...”. La piazza più grande e famosa di Napoli (l’antico Largo di Palazzo) è stata intitolata a questo plebiscito, a perenne memoria del primo esempio di broglio elettorale italiano. Quello stesso 21 ottobre il generale Cialdini in un telegramma da Isernia al governatore del Molise scriveva: “Faccia pubblicare che fucilo tutti i paesani armati che piglio [...]. Oggi ho già cominciato”. Iniziarono così la storia del cosiddetto “brigantaggio” e del più grande massacro della storia del Sud. Altro che “plebiscito”…

martedì 11 ottobre 2011

III CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD

di Giuseppe Mazza, Segretario Partito del Sud Gruppo Sannita
 
Abbiamo partecipato al congresso di Napoli. Ci sono state presenze importanti come quella del Sindaco Luigi De Magistris e dell'assessore (meridionalista identitario, vicino al ns. partito) Marco Esposito. Il congresso è stato ottimamente organizzato dagli amici di Napoli. Noi come Gruppo Sannita del PdSUD siamo stati presenti in buon numero con 15 soci che pur affrontando la levataccia alle 6,00 ...sono partiti dal Sannio alle 7,30 per essere a Napoli entro le 9,00. Purtroppo però il congresso è iniziato con qualche ritardo dovuto a fatti organizzativi interni al CD nazionale e non prevedibili. Comunque alle 10 e 30 circa Il Padrone di casa, Segretario cittadino e regionale Andrea Balia, ha avviato i lavori e si è partiti subito con il dibattito e le relazioni del CD uscente. Apprendevamo però e purtroppo, già dalle prime battute, che l'assemblea non sarebbe stata valida in quanto non vi era la presenza del numero legale. Infatti l'assemblea secondo statuto per avere validità deve avere un terzo dei soci presenti ed invece sul numero legale minimo di circa 133-134 iscritti ve ne erano 106, e non si può dire soltanto in quanto l'atmosfera è stata comunque positiva, sentita e partecipata da parte dei presenti. Questo ha reso la canditatura del nostro presidente al consiglio direttivo nazionale, appoggiata tra l'altro dal fondatore Antonio Ciano, non proponibile in quanto non si è potuto procedere ad alcuna votazione. Il dibattito è stato molto interessante e ci ha visto nel bell'intervento del Dott. Domenico Capobianco protagonisti sulla scena congressuale. Qualche intervento a margine è stato anche da me fatto con la presentazione, a norma dell'articolo 18 lettera n dello statuto, della commissione per il dialogo con altre associazioni e movimenti. A tale commissione sono già interessati alcuni altri soci di altre realtà territoriali. Infatti la nostra presenza al congresso è stata fondamentale per l'aspetto relazionale con le altre realtà territoriali. Abbiamo infatti potuto reincontrare vecchi amici e stringere rapporti con nuovi altri, come gli appartenenti alla sezione di Caserta "A. Ciano" e alcuni esponenti della sezione Flegrea. Insomma bilancio positivo per questa nostra prima uscita congressuale dalla fondazione della Federazione Sannita "Concetta Biondi"

Giù al sud, il nuovo libro di Pino Aprile

Il 25 ottobre esce in edicola in nuovo libro di Pino Aprile, autore del best seller Terroni. Giù al Sud racconta perchè i "terroni" salveranno l'Italia.

“Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto ne so e di quanto si possa percepire di intenso e profondo senza riuscire a cogliere l’insieme. Ho pensato che fosse più onesto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica. Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva. Questo libro è il mio mattone (termine disgraziatissimo per un libro) per il muro della casa che si costruisce insieme. Il Sud non ha voce, o voci piccole e sparse, ed è possibile che gli stessi protagonisti non percepiscano quanto siano parte di un tutto, forse decisivo. Vedi un Sud dove una generazione di ragazzi resta per costruire una possibilità di futuro a casa sua, riscoprendone valori sottovalutati e, con quelli, un passato negletto. Non sono idealisti, non si fanno illusioni, hanno poca stima nelle possibilità e nell’attenzione che questo paese offre, ma hanno più fiducia in se stessi. Creano un festival del cinema, si occupano di volontariato, girano per paesini dimenticati a riscoprire forme d’artigianato d’arte, gestiscono il più grande centro di prima accoglienza d’Europa, a Crotone. Mentre tutti guardano al Nord, ricco e potente, alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l’Italia di domani. Un’Italia migliore.” (Pino Aprile)

giovedì 9 giugno 2011

L’Europa boccia il governo sul piano del Sud

La lettera riservata

L’Europa boccia il governo sul piano del Sud

di Marco Palombi - da Il Fatto Quotidiano del 7 giugno 2011
martedì 7 giugno 2011
 
Taglio delle tasse e Piano per il Sud. Ormai Silvio Berlusconi s’è convinto che saranno questi i provvedimenti con cui riconquistare elettori. Riguardo al famoso progetto per il Mezzogiorno, che sia un bluff non è (solo) il parere dell’opposizione, ma quello del commissario europeo per le Politiche regionali, l’austriaco Johannes Hahn, in una lettera non ufficiale ai ministri Franco Frattini, Raffaele Fitto e Giulio Tremonti di cui Il Fatto Quotidiano è venuto in possesso. Si tratta di un documento particolarmente rilevante, visto che Hahn – nonostante il linguaggio diplomatico – fa critiche impietose sull’inefficacia dell’azione del governo. Bello questo piano per il Sud, scrive il commissario Ue, pieno delle cose di cui parliamo da sempre (formazione, infrastrutture, università, sicurezza), ma “in questa fase ritengo importante richiamare la vostra attenzione in particolare su due aspetti che considero fondamentali: le risorse finanziarie e l’attuazione degli interventi”. E come mai il signor Hahn lo ritiene cosí importante? Semplice: “Il Piano non prevede l’assegnazione di risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate al Mezzogiorno”. Ma allora, questo Piano per il Sud, esiste o no? Certo, dice il governo, ci stiamo concentrando su pochi obiettivi con procedure snelle. Sarà, sostiene l’austriaco, ma “quello che manca all’Italia non sono tanto i piani o le strategie, ma piuttosto la capacità di attuarli rapidamente. Lo prova il basso livello di utilizzo delle risorse comunitarie che vede l’Italia agli ultimi posti della classifica europea, ma anche la costituzione dei Fondi d’ingegneria finanziaria che sono normalmente usati con eccessivo ritardo rispetto alle richieste e ai bisogni delle imprese”.
E ancora: “Bisognerebbe anche riflettere – si legge nella lettera di Hahn – sugli effetti negativi di norme vigenti in Italia come l’applicazione sistematica dello spoil system che priva l’amministrazione pubblica di competenze e professionalità riconosciute e l’assoggettamento del cofinanziamento nazionale al patto di stabilità interno che non fa che ritardare l’assunzione degli impegni e l’erogazione dei pagamenti”. I fondi europei possono essere usati solo se lo Stato o gli enti locali mettono sul piatto una cifra corrispondente: peccato che, nel tentativo di bloccare la spesa pubblica di regioni e comuni, Giulio Tremonti ha messo il blocco anche alla spesa per investimenti, cioè quella per finanziare i progetti. Risultato: i soldi sono pochi, ma pure quando ci sono, certe volte non si possono spendere per non sforare gli impegni di finanza pubblica. Fatemelo ripetere, chiude Hahn, “sono fortemente preoccupato” per i ritardi, specie per quei progetti che “non dimostrano ancora di imboccare percorsi virtuosi”: i piani di Campania, Sicilia, Calabria, Sardegna, Abruzzo e Lazio, piú l’intero progetto “Attrattori culturali”. La media dei pagamenti nei Programmi regionali non supera il 15 per cento e lo stato di attuazione dei piani 2007-2013 è addirittura peggiore rispetto alla tranche 2000-2006. Per di piú, come si sa, il governo ha usato 28 miliardi di Fondi per le aree sottoutilizzate per finanziare la cassa integrazione e l’Europa ci ha già concesso di “certificare in ritardo” – entro quest’anno – 7 miliardi di euro, cioè quanto abbiamo speso in tutto nei quattro anni precedenti. Ora, dunque, bisognerà trovare anche questi soldi: se i fondi europei non vengono utilizzati entro il limite dei programmi pluriennali, Bruxelles – semplicemente – se li riprende.